Il parlar concitato e a gran passione le aveva prodotto un insolito affanno; e alfine era rimasta con gli occhi chiusi e come in deliquio; mentre le sue guance sì pallide, che solo il sonno aveva potuto alquanto colorire, adesso si eran fatte di fuoco. Cominciò dopo brevi momenti a riprendere il primo stato. Poi, gentile com'era, dubitando sempre di essere altrui di gravezza, un tremulo sorriso, proprio per Lauretta, richiamò sulle labbra; e volgendosi a lei che s'ingegnava di confortarla, affabilmente le disse:
—Vedi quante molestie debbo recarti! Ma, ti prego, per me non t'affannare! non è nulla, sai, amica mia, non è nulla. Finirà! finirà!
Queste parole appassionate e funeste, alla povera Lauretta passarono il cuore. Ella stessa non sapeva darsi ragione dell'assoluto silenzio del suo cugino. Conosceva omai a fondo il cuore di Cino, quel suo cuore amoroso, non smentito mai per tutta la vita, e d'un amore tutto dato a Selvaggia, per non dover dubitare, che dopo anche l'ultime prove d'affetto, e le promesse fattele in quello stesso castello, non avesse a ricordarsi per lettere di quella sua donna, di quella famiglia, di lei stessa. Ma e che per questo? Non poteva averlo incolto qualche sventura? Questo era il più triste de' suoi presagi, e faceva ogni sforzo per cacciarlo da sè. Potevano le sue lettere essere andate perdute. Difficile, è vero, era la corrispondenza epistolare in que' tempi; per le pessime strade, pe' pericoli delle aggressioni, e per tanti ostacoli, dipendenti dai costumi, dalle leggi e da un insieme di cose, che impedivano il rapido progresso materiale e morale: ostacoli di tal sorta, da mostrare anche in questo la gran differenza che passa da quell'età alla nostra! Nondimeno i corrieri de' cittadini (chè allora i più doviziosi, in mancanza di poste pubbliche, ne tenevano per conto loro) non che quelli [pg!272] de' governi, andavano e venivano tutto giorno. Tutti questi riflessi mentre non le davan modo a dedurne la vera cagione, e la colmavano d'amarezza, non le consentivano d'altra parte di articolare contro di lui con Selvaggia una minima accusa. E come col capitano e con Fredi per più volte n'avevan parlato, così si convenne d'evitare il più possibile con Selvaggia quest'argomento, o presentarglielo, se ella v'entrasse per una delle tante sventure che aggravavano la parte loro: e per riguardo poi a sì stimabile amico, come una di quelle tristi vicende che impensatamente t'avvengono, nè puoi evitare; certo però questa indipendente da lui; ma infine pur troppo un nuovo dispiacer di famiglia!
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[CAPITOLO XXIV.]
LE RIVELAZIONI.
E senza creder d'aver frutti omai,
Sol di vedere il fior era il diletto,
Nè ad altro che a quel già mi pensai.
E se creder non voglio in Macometto,
Dunque, parte crudel, perchè mi fai
Pena sentir di quel ch'io non commetto?
—— Sonetto di M. Cino ad Agaton Drusi.
Dopo i fatti narrati sì dolorosi pel cuore di Selvaggia; dopo aver veduto a qual misero stato di salute e di spirito fosse condotta, vogliamo non defraudare un istante l'espettativa dei nostri lettori sulla conoscenza d'un sì lungo ed ingrato silenzio tenuto da messer Cino, non pur con lei, quanto con gli altri di sua famiglia. Per un uomo d'onore troppo grave è lo addebito, senza cause gravissime, dell'abbandono d'una donna ornata di tanti pregi siccome questa, e dopo averle giurato cotanto affetto!
E a noi pure tarda di dirlo, e subitamente il facciamo, premettendo la narrazione seguente.
Alle sventure domestiche del Vergiolesi si aggiungeva ora per colmo il pensiero di sottostare alla forza stragrande di que' di Bologna, e di essere astretto a cedere agli odiati Guelfi Neri il ghibellino castello, fra quei di Toscana dei più forti e meglio muniti; antico possesso e vanto dei suoi: e dove se quei di sua parte l'avesser soccorso, avrebbe creduto [pg!274] di renderlo inespugnabile, di tener fronte ai nemici, e di trionfare.