È ricordato pur di que' tempi nelle dette storie del Salvi [pg!299] quel Musone della Moscacchia con la sua banda, come contrabbandiere ed assassino temuto su que' confini.

Non parleremo dell'assedio di Pistoia. Noi fortunati se avessimo saputo colorire in parte la breve ma mirabile descrizione che ne lasciava Dino Compagni, e l'anonimo autore delle Storie pistolesi, che furono pure i principali fonti storici del nostro racconto!

Fra le famiglie pistoiesi che ricordammo, e che tutte, secondo li storici, presero parte agli avvenimenti di quel tempo, non ci tratterremo a discorrer di quelle omai sì famose de' Panciatichi e de' Cancellieri.

Fra le altre ponemmo in vista anche quella de' Rossi. Vogliamo notare che una parte di questa, con Lapo di messer Re, eletto giudice delle cause civili e successo a messer Cino, rimase in Pistoia e vi tenne sempre onorevoli uffici. Un'altra invece si suddivise: e alcuni preser dimora in Firenze, altri in Pisa, altri in Napoli. E fu dai Rossi di questa città, discendenti in retta linea da que' di Pistoia, che nacque Porzia, celebre per le sue virtù, e per aver dato i natali a Torquato Tasso, che l'amò sempre di grande amore, grato alla prima educazione che da lei ricevette[10] .

Simone di Filippo Reali da Pistoia, che abbiamo veduto seguir con l'armi le sorti del Vergiolesi, fu vicario di tutta la Lunigiana per Arrigo imperatore: poi nominato da lui signor di Gaddo e Montechiaro in Piemonte; e nel 1331 luogotenente di Giovanni re di Boemia in Pistoia per distaccarla da' Fiorentini.

Si può argomentar facilmente che que' giovani Ghibellini, che da Firenze venivano in aiuto del Vergiolesi, per poco tempo rimanessero prigionieri a Bologna, come coloro che i più appartenevano alle primarie famiglie di Firenze, con la qual città Bologna allora aveva stretta alleanza.

[pg!300] Quanto alla storia della Pia, abbiamo consultato i documenti sanesi, pubblicati da B. Aquarone. Siena per F. Gati, 1865.

Ci rimane ora a parlare di messer Cino. E a brevi tratti ne continuiamo la vita, perchè anche fra 'l popolo sia più noto, di quel che non è, l'ingegno ed il merito di sì gran cittadino. Già abbiamo detto con qual nobil proposito si era recato a Milano. Colà, o forse a Chambery reduce da Losanna ove potè aver visitato l'imperatore, assunse l'ufficio d'assessore di Lodovico di Savoia. Questi, costituito senatore romano da papa Clemente V, che sulle prime favoreggiò la calata in Italia dell'imperatore; con altri ambasciatori imperiali veniva appunto di quel tempo in Firenze per disporlo, benchè indarno, a far buona accoglienza ad Arrigo; sarebbe poi passato a Roma con 500 cavalli a prepararvi per esso la solenne incoronazione. Cino allora doveva esser con lui, di poco avendolo preceduto nel passaggio dell'Appennino per fermarsi alla Sambuca.

Frattanto l'imperatore movendo di Svizzera con pochi cavalli, passò la montagna per le terre di suo cognato Amedeo V, conte di Savoia, senz'armi perchè il paese era sicuro. Amedeo che era andato incontro ad Arrigo, e lo aveva festeggiato con regia pompa a Chambery, lo accompagnò in Italia con molto stuolo de' suoi gentiluomini. Amedeo, Filippo e Lodovico di Savoia erano tutti per lui.

Quali si fossero le eminenti virtù di Amedeo, il cui nome fu tramandato ai posteri col titolo di grande, basta consultare il conte Cibrario, l'illustre storico di Casa Savoia, e sapremo com'egli fu in continua guerra con vari principi di qua e di là dall'alpi per mantenere integri i diritti del principato, per lui accresciuto di nuovi acquisti nel Genovese, in Savoia, e nel Piemonte; sì, che narra una cronaca, che egli si trovasse a trentacinque assedi. Allo spirito marziale aggiunse ingegno colto e gentile. Viaggiò più volte in Francia, nelle Fiandre, in Inghilterra. In Italia visitò la Toscana, e per tre volte Roma, perchè amantissimo e protettore delle arti belle. Nè minor celebrità si acquistò nelle cose civili. Diminuì le contese di famiglia, e i contrasti di successione sì frequenti [pg!301] a' suoi tempi; e fu il primo che dettasse una legge di successione con ordine di primogenitura fra i maschi ad esclusione delle femmine. Organizzò e concentrò i poteri dello Stato; favorì i Comuni, e abbassò l'alterigia de' baroni, per unificare e fondere insieme genti varie e divise, favorendo così l'industria, il commercio e la generale prosperità.