Questo carattere di bontà, cotesta sera forse anche più attraente le appariva nel volto. Frattanto in quella sala, dove molto era già il concorso degl'invitati, s'udì profferire il nome di messer Cino de' Sinibuldi, e gli occhi di tutti si volsero verso di lui.
Adornava la svelta persona una veste che era il lucco di velluto chermisi serrato alla vita, e stretti pure i calzoni d'ugual colore, con al fianco una ricca cintura, da cui pendeva la spada. Teneva in mano una berretta del detto velluto, da cui, com'era dell'uso, scendevano dai lati due piccole bende. L'andar suo era franco: il suo sguardo riservato e cortese.
[pg!45] Giunto dinanzi a madonna de' Vergiolesi,
—Eccovi il reduce amico nostro!—disse subito messer Lippo, presentandolo alla consorte e alla figlia.
—Che siatevi il ben tornato!—con molta grazia gli si volgeva la nobil madonna.
E Selvaggia alquanto arrossendo:
—Oh sì! veramente vi aspettavamo!
Cui egli:—Nulla mai di più caro di sì compita accoglienza!
Dopo ciò fu un udire come sopraffatto le loro congratulazioni, quelle de' giovani Vergiolesi e degli altri amici: a' quali tutti rispose con ugual cortesia. Assente da qualche anno, ben è da credere con qual contento fosse tornato fra sì care persone, e si trovasse poi dinanzi a colei che era in cima de' suoi pensieri.
Salutò quindi le altre nobili dame: molte delle quali com'ambissero di piacergli, lo colmavano di cortesie. Si diedero infatti a lodarlo innanzi a Selvaggia di avere imposto silenzio al giullare di piazza, che spropositava in frasi ed in voci i bei versi di Lemmo.