—Oh! di che mai, messer Cino!...
—Da voi questa rosa!—riprese egli mostrandogliela con compiacenza.—Oh veramente l'immagine vostra! Sì, vi confesso che al mio ritorno non potevo attendermi una sorte più lieta! Sarebbe questo un augurio che per me di Selvaggia diveniste pietosa?
—No, no, non dir questo!—Lauretta soggiunse allora al cugino.—Tu non ricordi...
—Ah! credimi, Lauretta—la interruppe Selvaggia—gli uomini non ci conoscono, ed obliano facilmente! E messer Cino, per quanto sì colto e delle donne cavaliere cortese, ce ne porge la prova!
—Selvaggia!—riprese egli—e con quali argomenti, voi discreta quanto gentile, potete dir questo? Volesser le stelle che i vostri occhi, i quali ad esse somigliano, potesser [pg!51] penetrarmi nel cuore! Leggervi l'affanno crudele provato fin qui, in un'assenza sì lunga... e questa confortata soltanto dal pensiero di rivedervi! E ora!... ora che vi son presso, fedele vassallo di voi, donna unica del cor mio; ora che del vostro sguardo ho potuto bearmi... e pel vostro dono prezioso potermi dire il più felice degli uomini...
—Ma tu non lo ascolti, Selvaggia!—interruppe Lauretta, volta all'amica, che alle parole di lui si era fatta già pallida, e quasi in abbandono ed in estasi, al braccio della sua confidente. Quando di subito ravvivata, si volse ad esso, e con dolce modo gli disse:—Oh! messer Cino! non vi scordarono le mie compagne, e vi potrei scordar io?
Queste parole furon profferite, nel separarsi, con tal volger di sguardo, che al giovine amante brillaron gli occhi di gioia. Era ivi appunto in disparte e non visto Nello de' Fortebracci: all'udire gli ultimi detti e quell'amoroso incontrarsi dei loro sguardi, fece un tal gesto come d'un uom furibondo, e fuggì.
Le danze e l'allegro favellio continuavano ancora, quando Selvaggia, cui incombeva di far gli onori della festa, tornò con l'amica a prendervi parte.
Gli uomini più gravi eran rimasti a convegno nella prima sala e in altre vicine. Il capitano Vergiolesi e il potestà avevano già convenuto che non si dovesse far trapelare tra i cittadini la minaccia dell'assedio. In un giorno di tanto concorso una nuova di questa fatta avrebbe messo a subbuglio l'intera città. Perciò anche la festa doveva aver luogo, serbandone con chicchessia, coi figli stessi di messer Lippo, il più assoluto silenzio. Nondimeno, benchè si sforzassero di simularsi tranquilli, un segreto sospiro mandavano spesso dal petto, e molto affannoso!
—Che sarà mai?—ridotti in disparte dimandava il Vergiolesi al potestà degli Uberti.