[pg!53] Nè paia strano al lettore che un medesimo tetto accogliesse a quei tempi un Panciatichi e un Cancellieri.

Della famiglia di questi ultimi v'erano soli alcuni di parte Bianca. Banditi e rifugiatisi a Pisa; trionfando di nuovo in Pistoia la propria fazione, sostenutavi dal degli Uberti, avevano potuto rimpatriare. Ma poi la fazione per quei cittadini era tutto: e all'occorrenza dimenticavano per essa, o, a meglio dire, soffocavano gli affetti domestici.

Fra questi e altri particolari era già avanzata la notte, e s'udivano i suoni più allegri, coi quali si riprendevano le danze. Erano esse la Furlana e la Veneziana, che solevan farsi in gran cerchio e a passi più concitati sul finire della festa. Ancora alcun poco e la eletta schiera, paga omai di sì gentili accoglienze, si congedava dalla famiglia.

Messer Cino, nell'accomiatarsi, era pregato dal Vergiolesi di volersi recare a lui nel giorno veniente. Selvaggia, nell'udir ciò, diè segno di tal compiacenza, che non potè celare al guardo del giovane Sinibuldi; tantochè, lieto esso pure, coi suoi amici se ne partiva.

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[CAPITOLO V.]

CONSIGLIO E DIFESA.

«Molte volte addiviene che all'estremo

gaudio conseguita il lutto.»

—— Salomone nell'Ecclesiaste.

Fino dal far della notte le tenebre in quei tempi nella città eran fitte per ogni strada. Solo qualche lampada posta innanzi a sacri tabernacoli sui canti d'alcune case, a cura però di privati in opposizione agli errori de' Paterini, tramandava un piccol barlume, e serviva così a scopo religioso e civile.

Nell'uscir dalla festa, Cino si era accompagnato con l'amico Lemmo e col Cancellieri. Nè Lemmo si era premunito di lanterna, nè gli altri due avevano avvisato di farla portare ai propri servi, come soleva la nobil gente: e benchè i domestici dei Vergiolesi le avesser loro profferte, scherzosi e giulivi ne ringraziavan, dicendo che era un bell'andare al lume delle stelle; e già si erano incamminati per le proprie case.