Tutti dovevan fare la stessa via, e così l'uno all'altro poteva esser di scorta. Messer Cino, già venduta l'antica casa de' Sinibuldi in S. Maria cavaliera, insieme a quella de' Taviani e de' Cremonesi per erigervi l'attual palazzo del Comune, abitava ora in altra sua in parocchia di S. Ilario. Di qui doveva passare il Cancellieri, che, essendo de' Bianchi, aveva casa presso l'abbazia di San Bartolommeo in pantano, detta così perchè nella parte più bassa della città. Poco distante era la casa di Lemmo. Costoro, fin da quando erano usciti all'aperto, si erano accorti che uno sconosciuto, ravvolta la persona in ampio mantello, e chiuso il cappuccio, li seguitava. Quando ecco che giunto il Sinibuldi alla porta di casa e presso ad entrarvi, quell'incognito che dal lato opposto della via passava loro dinanzi, fu udito profferir chiaramente, benchè a voce repressa:—Maledizione!—
Tutti a un tratto posero la mano sull'elsa, non sapendo in quell'ora, per chi di loro e a qual fine un sì strano imprecare. E intanto che colui a gran passi si dileguava:
—Ma sapete ch'io dubito—disse il Sinibuldi—che sia stato dispetto di quel cotale perchè non m'abbia potuto aver solo per via! Da quella imprecazione, Lemmo, non ti parrebbe?
—Oh! appunto per te! Ad ogni modo meglio così, t'avremo salvato!
—Bada però—soggiunse Cino—che la spada al fianco non la tengo per nulla, e all'occasione l'avrei saputa impugnare. Ma, dico io, quella parola perchè appunto qui? Non ti par proprio per me?
E l'altro:—Ne avresti forse qualche ragione?
—Non dico questo; perchè assente da qualche tempo... Poi riflettendo:
—Se non fosse!... Alla festa mi parve che uno... con una tal guardatura! Messer... ma no... non è possibile! Oh! no, no, nissuna cagione... non so davvero...
—Via dunque non ti porre in sospetto. Sai già a che tempi viviamo!—E il Cancellieri egualmente rassicuratolo, si divisero ricambiandosi un amichevol saluto.
Ma però il Sinibuldi non mal s'apponeva. Lo sconosciuto era Nello de' Fortebracci. Una forte inimicizia perdurava da qualche tempo fra le loro famiglie. Dopo che i cittadini, avvenuto il crudel fatto de' Cancellieri, si videro spesso dalle torri con balestre e con pietre, e per le vie con stocchi e con spade venir fra loro a battaglia, accadde un giorno (così narrano le storie) che certi della parte Nera, cioè ser Fredi di messer Sozzofante, Bertino Niccolai, che guardava la fortezza [pg!56] del Pantano di messer Simone Cancellieri, e altri, stando in Pistoia presso alle case di messer Gherardo de' Fortebracci e consorti, messer Gherardo li volle offendere perchè egli era nipote di quel nobile cavaliere, messer Bertino, ucciso poco fa dallo Zazzara, fratello del detto ser Fredi. Dalle parole misero mano alle spade, tantochè per quella rissa tutta la città fu in armi. Ser Fredi e i compagni si accostarono a quei di casa i Sinibuldi; combattendo sempre con messer Gherardo e con quei di sua casa. I Sinibuldi, prode e gagliarda gente, vennero a tale assalto, che messer Loste de' Sinibuldi percosse addosso a messer Gherardo, e uno spiede molto grande infisse nel fianco a Braccino, uno dei figli di messer Gherardo, tanto che quel disgraziato fu tenuto per morto. Messo sopra un palvese, lo portarono a casa, ponendo ogni cura per veder di salvarlo; ma dopo tre giorni il suo povero padre lo dovè piangere estinto. Da quel tempo fu un odio implacabile fra la casa de' Fortebracci e quella de' Sinibuldi. Nello, come fratel di Braccino, aveva anch'esso combattuto per sua difesa.