Ma perchè mai sì fiera minaccia contro di Cino, assente in allora e da ambe le parti stato sempre stimato affatto estraneo a questi corrucci?
È da sapere che Nello da qualche tempo si era perdutamente invaghito della bella Selvaggia. Una tal sera, incontratala ad una festa che si dava dai parenti di lui, colpito da tant'avvenenza, le volse gli occhi sì desiosi, che ella non dubitò di rispondervi con un sorriso: quel sorriso però che una fanciulla felice ed ingenua concede ad ognuno. Ma l'errore di certi uomini fatui sovente gli è questo, di presumere da ciò d'aver avuto un ricambio d'amore. E Nello di fatti, fin da quel giorno incantato ed illuso per tanta grazia, si era ingegnato di essere sempre dov'ella soleva recarsi. Favellarle di già aveva potuto più volte, e anco, benchè indarno, le aveva aperto il suo cuore. Al ricco giovane poi non era mancata una schiera di adulatori, che già si rallegrava con lui della bella conquista; benchè in fondo non fossero altro che suoi desideri, e a misura che gli crescevano, e altri lo lusingava, gli paressero quasi che realtà; cosicchè per tal guisa anche il suo amor proprio v'era forte impegnato. Ma [pg!57] come sperare che ella obbliasse per lui quell'amore che sin dai primi anni portava al suo Cino? Donzella com'era di squisito sentire, rigettò da sè con bel garbo ogni profferta dello altero giovane, del quale poi nè pregi morali, nè della persona potevano ispirarle affezione. Pure egli fidava sempre che almeno per ragione di convenienza la famiglia di lei non avrebbe sdegnato di stringersi in parentela con un giovine, solo in famiglia, e con uno dei più ricchi magnati della città. Tanto era innanzi in quest'idea vanitosa, che non potè concepire come attenderne una repulsa. Ma i Vergiolesi, pel gran rispetto che avevano al voler di Selvaggia, tanto più che si erano accorti della sua assoluta avversione, non che consigliarvela, non le ne tennero parola.
Frattanto l'arrivo inatteso di messer Cino era stato pel Fortebracci come un colpo di fulmine che l'aveva atterrito. Odiava già in cor suo il troppo noto rivale. Ma pure illudendosi, badava a pensare:
—Se ella non ha dato risposta alle lettere mie; se non ha voluto udire quel tale che si doveva intromettere presso di lei per appagare le mie brame, dovrò perdere ogni speranza? Il riserbo suo naturale le avrà forse imposto di non riscrivermi. È probabile anche che non abbia creduto di dover affidare ad estranei una risposta sì grave, dalla quale sa omai che mi attendo o la vita o la morte!
Di queste e somiglianti illusioni pascevasi tuttavia messer Nello. Ma com'ebbe inteso che il rivale era giunto; che da lei, rientrando in città, era stato salutato in tal modo da far parlare di sè: poi, per colmo, alla festa quei loro sguardi e quei detti, dei quali egli stesso dovè esser testimone,... tanto lo invase la gelosia, tanto l'odio contr'a Cino, che in quella sera giurò d'assaltarlo, e di provocare una sfida.
Intanto Cino, ignaro di tutto questo, non mancò di recarsi puntualmente nel giorno appresso dal Vergiolesi, e stettero insieme a lungo e segreto colloquio. Nel tempo che il capitano gli confidava la notizia dell'assedio, questi gli confermò pur troppo ciò che gli aveva scritto da Bologna, che ogni dì più il partito dei Bianchi in quella città andava scadendo, e sottentrava l'avverso. E aggiungevagli che già non solo [pg!58] si cospirava pei Neri, ma v'era chi aizzava la plebe mutabile per mille guise, perchè provocasse con fieri motti, e atterrisse poi con minacce quanti erano, gli estranei in specie, che se li credesse contrari. Sicchè egli, avutane già qualche mala parola, vide non esser più tempo di rimanere per aspettarsi di peggio, e all'improvviso se n'era partito. Assicurava però il capitano che l'amico suo, messer Onesto Bolognese, l'avrebbe informato di tutto e si terrebbe in debito di riferirglielo.
Il Sinibuldi, uscito da lui, non ebbe altro pensiero che quello della sua donna e di chiedere però d'essere introdotto nelle stanze di monna Adelagia e di Selvaggia; e non è a dire il contento che ne provò all'udire come subito gli fu concesso! Egli era di nuovo inebriato d'amore! E come avrebber potuto svolgergli pur quella immagine dalla mente tutte quante erano dame e donzelle che aveva incontrato alla festa, coi loro sguardi prolungati, con le dolci parole e i lusinghieri sorrisi, dopo aver riveduta una volta sì gentile e sì bella la sua Selvaggia? Essa era stata per lui assente un essere soprannaturale, uno spirito consolatore, un angelo! Ora non solo la preferiva di già a tutte quelle vaghe donne, che ivi ebbe incontrato, ma gli pareva che Selvaggia splendesse unica di pregi i più eletti, e stando fra loro le onorasse e le adornasse, come colei che destava in tutti, al solo vederla, reverenza, meraviglia e piacere. Pure la sua trepidazione nel riporre il piede su quelle soglie fu grande. Ma il gradimento amichevole, con che venne accolto, fu pari alla gentilezza di quelle anime. In quel incontro familiare i cuori dei giovani provaron di nuovo quel senso di un affetto consolato che non s'esprime. Madonna Adelagia, che aveva avuto sempre tanta stima per Cino, gli portava affezione come a figliuolo, e ora si compiaceva che i propri figli rannodassero con lui l'amicizia. Perchè ella dicevagli:
—Molto sì, molto per costume e per dottrina avranno da imparare da voi! Oh! se il mio Orlandetto poteste dirigermelo negli studi, ve n'avrei davvero debito e grazia!
Orlandetto, di già avvenente garzone, e cui ella nutriva un affetto particolare, varcava allora di tre anni il terzo [pg!59] lustro, e più che agli studi si sentiva inclinato agli esercizi cavallereschi. Or pensiamo se messer Cino ebbe in grado cotal proposta; sicchè subito le rispose che nulla gli sarebbe stato più caro che di fare il piacer suo. Si aggiungevano a queste le preghiere di Selvaggia; nè altro vi voleva perchè ei ne provasse tutto il contento che suol destare una bella e fortunata occasione. Amico già di famiglia, vedeva con ciò un nuovo titolo che per frequentarla legavalo ad essa, e in tal maniera, che nessuno onesto avesse a ridirne. Ciò, più che a lui, aggradiva a Selvaggia, che, come abbiam detto, non bramava l'affetto suo in alcun modo svelato: quasi le paresse che quel fuoco, quanto più nascosto, dovesse esserle anche più sacro.
Dal lato di mezzodì, la casa de' Vergiolesi aveva contiguo un piccolo giardino e una privata cappella. Solo una bassa muraglia separavalo dalla strada. Or come sulla sera Selvaggia soleva recarvisi,