—Vogliamo—disse alla madre—che dopo tanto messer Cino rivegga con quanta cura coltivammo sempre le nostre piccole aiuole?—ed ella volenterosa assentendo, a pochi passi erano già nel giardino. Ivi ogni fiore di primavera faceva bella mostra; ed erano tali che dai petali colorati tramandavano quasi tutti un odore gratissimo.

—Vedete—diceva a Cino la madre—vedete un poco bellezza di rose che abbiamo! Da questo nostro rosaio fu colta da Selvaggia la rosa che vi porgeva iersera.

—Tanto più l'avrò cara—ei rispose—quanto che ambedue vi adoperaste sì bene alla piena vegetazione di questa che per me è la regina dei fiori. Quante volte, credetelo, nella mia lontananza ho ricordato anche i fiori del mio paese! E di questi che amo tanto, di là dall'Apennino pel clima più rigido non potendo trovarne in questo mese che raramente, e tanto più, sì gentili cultrici, sovvienmi d'avere scritto una canzone che incomincia così:

Deh quando rivedrò 'l dolce paese

Di Toscana gentile

Dove il bel fior si vede d'ogni mese!

—Sì veramente; il giardin de' bei fiori!—soggiunse la [pg!60] madre.—E un benedetto Eden sarebbe il nostro, ove orride serpi non vi stessero ascose. E voglia il Cielo!... perchè un funesto presentimento... da qualche tempo!...

E in questo dire, vedutasi innanzi dischiusa la porta della cappella, com'era solita in quell'ora, vi si recò a pregare. Allora subito messer Cino si fece a narrare a Selvaggia quel che la sera dopo la festa gli era accaduto, quanto a quell'incognito e alle udite parole.

—Santa Vergine!—esclamò ella—non altro poteva esser costui...

—Chi dunque, chi mai?

—Nello de' Fortebracci!

—Oh! ecco—replicò Cino:—sovvienmi alla festa, quand'io parlava con voi d'una certa sua guardatura... Ma è noto già il suo naturale, e non credeva giammai!... E che vuol egli da me? Ma voi dunque sapete...