La città era tuttora inconsapevole della minacciata sciagura, quando la mattina seguente un suonare a distesa della campana maggiore della torre della Cattedrale la faceva avvertita che il general Consiglio del popolo doveva convocarsi in straordinaria seduta. In un baleno si sparse che questa volta si teneva nella chiesa di S. Giovanni for civita; così chiamata anche allora, benchè dentro al secondo cerchio, dall'essere stata eretta fuori del primo. Altre volte, come sta scritto, radunavasi in Cattedrale, e anche nel tempio degli Umiliati. Costume antichissimo; perochè reputavano quel magistrato non altrimenti che un sacerdozio civile; il quale, siccome per amor di giustizia dal principio religioso doveva informarsi, per la santità del luogo che l'accoglieva, ingenerasse nel popolo maggior rispetto e autorità.

—Una grave comunicazione del potestà! si era già incominciato a vociferare.

—Cose serie!!—a mezza voce ripetevano per la via: e intanto si facevano capannelli per ogni lato, e l'uno l'altro s'interrogava:

—Che se ne dice? Ci hanno dato forse l'assalto ad altre castella que' Paterini?

—Uhm! che volete sapere quel che mulinano i Guelfi? E il peggio, crediatelo, gli è dei nostri che aizzano!—E un altro:—e dite anche de' Neri fuorusciti.

—O quelli sì che tirerebbero all'esterminio! Per vendetta peggio che tutti!—Badate, messeri—soggiungeva un buon vecchio—quando chi non c'entra ci vuol metter, le mani, e' non ne va una bene! Si vede proprio che il bene stare ha a durar poco nel mondo! Vedete un po'! ieri l'altro tutti in gioia e in festa, e oggi... che sarà mai?

In questo mentre s'udivano alcune voci:—Indietro, indietro! Libero il passo!—Erano i donzelli del Comune che ammonivano la folla. I signori del Consiglio s'avvicinavano.

Usciti dal palazzo comunale venivano a due a due, molto gravi nell'aspetto gli operai di S. Jacopo e di S. Zeno; il sindaco del Comune e della grascia; i dodici anziani, e ultimo il gonfaloniere di giustizia co' suoi ufficiali e co' suoi militi, e vari donzelli che portavan le insegne.

Entrati in chiesa, vi trovavano già schierati i dugento consiglieri, il potestà e capitano di guerra, col Vergiolesi primo capitano della cavalcata, e il cavalier De' Reali; anch'essi dei consiglieri, che solevano scegliersi da ogni classe di cittadini. Sedeva il gonfaloniere nel primo posto, con attorno gli anziani sopra un alto ripiano, cui può dirsi facesse spalliera il bel pulpito marmoreo di Guglielmo da Pisa, che da soli trentaquattro anni v'era stato scolpito. A destra, in luogo del pari onorevole, il potestà: e in gran cerchio ellittico a doppio ordine i consiglieri. Fra gli spettatori, i cittadini più riguardevoli, e di quanti era capace la chiesa. Le porte da tutti i lati di essa, che era isolata, le guardavano poche milizie cittadine. Conferiva d'assai alla maestà di quel tempio la sua primitiva semplicità. Un gran trittico con buoni dipinti all'altar maggiore, cui pregavano i fedeli vòlti ad oriente, e soli altri due altari dai lati con bei lampadari e le pareti in gran parte dipinte di sacre istorie, ne costituivano tutto il suo ornamento.

Non appena il gran consesso posava, che il gonfaloniere sorse il primo a far noto che di gravi cose i padri della patria eran chiamati a trattare, e di gravi novelle a ricever [pg!63] contezza, e queste dall'onorevole potestà che a cotal fine vedevan fra loro. Il quale, come n'ebbe avuta facoltà, levatosi, così prese a dire: