—Magnifici ed onorevoli, gonfaloniere di giustizia, anziani e consiglieri del popolo! Non mai per più grave cagione mi faceva a compire solennemente l'ufficio di potestà e di capitano di guerra, che vi piaceste affidarmi, nè per più urgenti casi dovevasi qui radunare il general Consiglio del popolo. È d'uopo che voi sappiate, e da me che per certa scienza ne son fatto sicuro, qualmente il Comune di Firenze, collegatosi con quello di Lucca, ha già deliberato di spedire le proprie milizie e molte straniere a por l'assedio a Pistoia!

A queste parole un fremito generale si destò nel Consiglio, e fra i cittadini che v'assistevano.

—Pur troppo—seguiva egli—un nuovo ed ingiusto atto che non ha nome! Tanto più che da qualche tempo lo Stato nostro tranquillo a nissun de' Comuni che or ci minaccia aveva dato occasione di lamentare una offesa.

—Noi invece finora i provocati e gli offesi!—s'udì ripetere con isdegno da diversi.

Quindi uno di essi:

—E qual ragione e qual diritto pongono innanzi costoro per l'iniquo divisamento?

Cui il potestà:

—Ragioni e diritti voi dite! Nè tampoco saprebbero immaginarli, se non que' del più forte, ch'essi poi non osan di far palese. Perchè anzi io vi dico che di nascosto si apprestan le armi; e che appellato, è in via il duca di Calabria co' suoi migliaia di Mughaveri e Catalani, e piomberanno fra breve, come lupi sopra gli agnelli, su questa nostra sventurata città!

Alzatosi allora il capitan Vergiolesi:

—Permettetemi, o signori, ch'io vi palesi tutto l'animo mio. Diritti nissuno potrebbe lor consentire, ma neppur solo pretesti: quando altre volte noi, seguendo parti diverse da quelle loro, nondimeno siam rimasti in un pacifico accordo. Ma certo parve che qualche diritto se l'arrogassero da quell'infausto [pg!64] giorno che (per unico miglior mezzo!...) fu opinato il nostro governo dovesse darsi in tutela de' Fiorentini!