—Ma e poi—seguitava il Fortebracci—tu mi parli di capanne distrutte! Sì per mia fè! Che forse noi stessi per furor di partiti, quando ci è parso e piaciuto, non abbiam fatto altrettanto?
E a lui il Vergiolesi:
—Ti parvero forse tempi prosperi quelli al nostro paese? O non piuttosto quando il Comune, in pace con tutti, ingrandiva il territorio per via di trattati; apriva comunicazioni per nuove strade con Modena e Bologna; e quando il commercio per le molte banche, e pe' lavori d'ogni maniera vi prosperava, e al popol minuto assicurava i guadagni?
—Io non mi so troppo di questi tuoi mercatanti e bottegai, e di popol minuto; e poco mi preme che meglio o peggio si vada in Lombardia. A me basta che alle nostre famiglie non venga meno nobiltà, potere e ricchezza per conservarci quel lustro che ci lasciaron gli avi nostri, e che in fondo è anch'esso un benefizio pel popolo. Sebbene, ci è mai riuscito di placarla verso di noi cotesta gentaglia? Non ci ha forse obbligati ad ascriversi alle arti? ad atterrare una parte delle nostre torri? Non la vediamo di già imparentarsi con noi, e vestire il lucco ed il mazzocchio all'uso dei nobili? Ma che per questo? Ci vedessero avviliti, miseri e sdruci come paltonieri, non verrebbe meno la loro invidia e la loro insolenza! Questi tuoi banchieri poi un giorno o l'altro speculeranno sulle nostre case e su' nostri averi se [pg!74] li accarezziamo poi tanto. Disprezzali come me, e vi troverai il tuo meglio.
—Disprezzarli! Nè ti è mai sovvenuto dell'apologo dello stomaco e della testa?
—Ma io non so—riprendeva l'altro—nè di apologhi, nè d'altre storie: parlami d'armi, di cavalli e di donne.
—Ecco—soggiunse il Vergiolesi—ecco la cagione delle nostre sciagure! Un'indifferenza per quanto v'ha di più nobile, di patriottico...., un orgoglio egoista, e la sola soddisfazione del presente che ne fa sacrificar l'avvenire! Ma meno male quando tutti seguivano una parte: ora....
—Ora vuoi dirmi che alcuni teniamo dai Bianchi, altri dai Neri. E se ciò ti molesta, perchè non andiamo tutti dalla parte Nera e scansiamo quest'assedio? Io.... oh! io posso dirti che nol provocai!
Questi ultimi detti furon profferiti dal Fortebracci con tal sorriso di scherno, da farne irritare non che un figlio del capitan Vergiolesi, ma qualunque altro che sentisse il più lieve pudore del nome di cittadino. Tutta la bile che chiudeva quel maligno contro Cino ed i Vergiolesi amici di lui, parve che in quel istante si riversasse sulle sue labbra. Anco dal fisico, lungo della persona e di spalle alquanto ricurve; due neri occhi affossati e cupi, tinti in giallo come la faccia; e questa larga e schiacciata, e il naso egualmente depresso: all'udirlo poi tutto volgere al ridicolo e tenere in dispregio, poteva ben designarsi per un di coloro (de' quali a danno d'ogni paese in ogni tempo non v'è difetto) che personificano il genio dissociatore, il genio del male. Più dannosi alla patria di que' tali che apertamente l'avversano: perchè per quanto scettici in tutto, non lasciano per ambizione di brigarne gli uffici; e non appena ottenuti, per personali rancori acuiscono quel po' d'ingegno che ebbero, per contraddire e opporre, ne vada pure il ben pubblico. Con cavilli svisano i fatti agl'improvvidi; si fanno poi, con parole audaci e con minacce se vuoi, un partito nella setta de' cattivi e de' pusillanimi, e spesso per alcun tempo (perchè i buoni per consueto fidenti nelle rette loro intenzioni sono inattivi, e sovente, secondo il dettato, val più un cane che abbaia che un [pg!75] leone che dorme) riescono a turbar gli animi dei cittadini e dividerli.
Messer Fredi a que' detti non fece che un atto di sdegnosa maraviglia e di compassione sopra di lui che ben conosceva; e senza neppur degnarlo d'un guardo, risoluto si mosse altrove.