—Vostro zio, cui nonostante la diversità delle parti, sta a cuore un nipote par vostro; che potrebbe, vedete bene, o messere! potrebbe un giorno esser l'erede delle sue molte ricchezze! (e guardandolo fisso, di queste parole battè lentamente a una a una le sillabe) vostro zio ha sperato che ridotte a questi estremi le cose, suo nipote sarà per far senno; e se non altro, per provvedere alla sua sicurezza cercherà un rifugio fuori di queste mura, e di questa gente destinata ad arrendersi. Pensate dunque, messere!

[pg!76] E il Fortebracci, che solo nell'incontro si era degnato mirarlo in faccia, lo affissò; scosse il capo, e, secco secco, rispose:

—Penserò.

—Tanto più che... non vorrei dirvi, ma...

—Ma che?

—Che insomma qui in faccia vi lodano, ma dietro i Bianchi (io gli ho sentiti!) non v'hanno fede, vi sbertano e vi deridono! Pensate dunque...

Ed ei con un ghigno dove già spuntava il dispetto:—Oh! oh! penserò, penserò!

E l'altro:—M'avrete a' vostri cenni quando v'occorra. Vado e torno spesso in città. È inutile il dirvi che vo' di nascosto, e sono a' servigi de' fuorusciti, d'una buona causa, e di vostro zio in particolare cui mi lega antica riconoscenza. A giorni, qui di prima sera potrò avere una vostra risposta?

—L'avrete.

—Bene sta.—E lo sconosciuto disparve.