Un bisogno prepotente d'agitarsi, di sfogar lo sdegno represso, d'involarsi a tutti, e fino a se stesso se l'avesse potuto, lo fece giunger d'un tratto alla propria casa, far sellare un cavallo, e via su, spronarlo fuor di città sulla prima strada che aveva dinanzi.

E già, varcata la porta Guidi, s'era dato al galoppo sul sentier di levante verso il Castel del Montale. Nè si creda già per l'ampia e pittorica via qual è adesso; alle falde d'un'agevole collina a mezzodì; tutta bella di terren colti, di vigneti e d'ulivi, e popolata di ville; fra le quali siede regina in mezzo al suo parco, co' suoi laghi e i suoi dilettosi [pg!80] giardini, quella denominata di Celle: ma sì per un sentiero stretto e infossato, e fra folta boscaglia; ora in basso e fra gli acquitrini, ora saliente fino al Castel di Pecunia de' Conti Guidi, e a quel del Montale (or diroccati) e all'altro, più alto, di Montemurlo; il primo e l'ultimo a quel tempo, e da circa un mezzo secolo ceduti dai Conti al Comune di Firenze; l'altro poi del Montale venuto da due anni in potere di detto Comune per fiorini tremila, per trattato proditorio con quei di dentro, e per le arti di Pazzino de' Pazzi fiorentino e Guelfo, signore del prossimo fortilizio di Parugiano. Sulla destra poi di questa via distendevasi la pianura, quasi tutta impaludata per i torrenti non arginati, di Brana, di Bure e dell'Agna, che in breve corso precipitando dall'alto, si dilagavano fra sterpeti e fra sabbie. Giù fra questa palude e quasi a mezzodì del castello di Montemurlo, sorgeva in allora un fortilizio di messer Simone de' Cancellieri Neri, che dalla sua situazione si chiamò del Pantano.

A un tal punto, dove biforcavan due vie, Nello s'attenne a quella di sotto, e in breve si trovò innanzi al fortilizio suddetto. V'era egli sospinto per brama di mutar partito (se così potrà dirsi, egli che mai non fu legato ad alcuno) o non piuttosto dal demone della gelosia, che pur fuggendo gli sedeva in groppa al destriero, e il perseguiva, e il cacciava fra i suoi avversari ad ottenergli vendetta?

Per arrivarvi doveva percorrere un largo e alto argine; e più presso, un lungo ponte di legno, che poggiato con palafitte sopra gli aggalli, superava di poco l'impaludato terreno. Volse allora il destriero per quello. Il rumore che le ferrate zampe produssero su quel ponte, fece dischiudere un pertugio del fortilizio a un famiglio per osservare chi si fosse a quell'ora quel cavalier non atteso. Ma come giunse ed ebbe dato il suo nome, scendeva di sella, e consentitogli tosto l'ingresso, già era innanzi a messer Simone de' Cancellieri. Chi volesse aver idea di costui ricorra alla cronaca di Dino Compagni, e vi leggerà che egli era «uomo di mezza statura, magro e bruno, spietato e crudele, rubatore, e fattore d'ogni male; e era con la parte di messer Corso Donati.»

[pg!81] —Ah! ah! Anche voi, messer Nello, fate senno alla fine!—gli disse messer Simone.—La vostra presenza qui, in queste mura!... non so davvero a che altro...

Sorpreso, incerto, gli occhi stralunati, quasi balbuziente, il Fortebracci potè appena proferire:

—Per prender consiglio!

Poi con più calma, e pensando con chi parlava:

—Nemico che pur si stima per senno, in tempi sì gravi pel proprio paese gli è sempre da consultare.

E quei risoluto:—Ma se si stima, convien seguirlo. In tempo, messere, mi capitaste. Fra i molti banditi da quelli scomunicati de' vostri Bianchi, voi sapete che vi ha pure un fratello di vostro padre.