[pg!83] Poi con più blanda voce voltosi a Nello:
—Ditemi un poco—soggiunse:—separati dalla lega di tante città guelfe della Toscana ridotti deboli e soli, non vedete voi che dovremmo scender per forza a patti umilianti? Oh! meglio dunque venire a un gran fatto. Superati da tanto numero—(ringagliardito il veleno dell'argomento, con tutta l'ira di un Cancellieri, conchiuse)—cotesti maladetti Paterini s'arrenderanno una volta; o, come li scorpioni nel cerchio del fuoco, alla perfine saranno distrutti. Non incendiaron pur essi il mio Castel di Damiata? Oh! che vada, se vuolsi, a fuoco e fiamme la ria città che li accoglie!
Pur troppo! Per codesti uomini avidi del potere, il partito era tutto! Vada pur la patria in rovina, ma trionfi il partito! Se non è accetto ai più, se non è conciliabile, che importa? Purchè la somma delle cose non la diriga altra gente che della loro! Altrimenti si faccia ostacolo a tutto ed a tutti!
A un aspetto sì truce, alle violenti parole del Cancellieri, ogni volta che co' suoi favellava restavano talmente presi ed ammaliati, da non aver coraggio, anco volendo, di contradirlo. Rimaser però i convenuti in un assoluto silenzio. Nello poi a que' detti finì di vincere ogni incertezza non solo ma si sentì apprendere nell'intime viscere tutte le fiamme vendicative de' Neri. Sol dopo un poco il Guazzalotri riprese a parlare; e frattanto per una lettera che lì pervenivagli, annunziava con compiacenza l'arrivo a Firenze d'una parte delle milizie straniere.
Ma il Cancellieri, sospettoso di tutto e di tutti, non sapeva darsi ragione dell'assenza, verificatasi anche altra volta, di Baschiera de' Rossi, e richiamava alla mente qualche dubbio discorso proferito dai suoi consorti.
—No—disse egli,—qui sotto qualche trama v'è ascosa! Messeri, io vi propongo che non più per lettera ma per persone che gli favellino, la sua fede ci sia manifesta. Nè meglio a tal uopo io crederei, se vi piace, che affidarne l'ambasceria a questi nostri consorti, Loste e Nello de' Fortebracci.
Non fu appena detto, che tutti gliel consentirono.
[pg!84] —Così—sorse a dire il Tedici—se alcuno de' Bianchi (che a Firenze ve n'ha pur troppo anche adesso) gli avesse rappresentato a malizia lo stato di nostra città, ei da Nello in special modo ne sarà informato a dovere.
—E saprà—soggiungeva il Panciatichi,—che è necessario ogni sforzo, e il più formidabile perchè più presto la città debba arrendersi.
E il Cancellieri—A noi poi a provvedere, venuta che sia in poter nostro! Voi dunque—voltosi ai Fortebracci—partirete subitamente. E direte al De' Rossi di che volere ci abbiate trovati, e che il suo apertamente vogliamo conoscere, o che venga qui ad un nuovo consiglio, o che lo affidi a voi stessi. Non è così che farete?