Questi, avvisato che Nello de' Fortebracci voleva parlargli, molto si rallegrò nella certezza di aver nuove sicure della sua città.

Nella sala dove il de' Rossi accoglievali v'eran pure [pg!88] quattro giovinetti suoi figli, e la nobil consorte. Baschiera stava già per licenziar la famiglia all'entrare de' nuovi venuti; quando invece essi medesimi la pregarono di rimanere. Nello allora espose a Baschiera la sua missione; e con la speranza di essergli accetto, e con tutto il livore d'un rinnegato, lo pregò a nome de' partigiani d'intervenire a Prato al nuovo consiglio: dicendo che fra coloro che ve l'attendevano, ricordasse che v'era quel messer Simone de' Cancellieri, nella cui fortezza a Pistoia i de' Rossi scamparon da morte, sottratti alle ire de' Ghibellini e de' Bianchi.—Ma voi, messer Nello,—affissandolo bene, riprese meravigliato il de' Rossi,—non m'inganno io, no! siete pur quegli che fino al dì d'oggi tenevate il partito de' Bianchi! E venite ora a chiedere a me che unisca al vostro il mio braccio per distrugger quella città che voi stesso abitate? Ricevetti, è vero, dalla parte avversa de' concittadini insulti e danni infiniti! Pur troppo! Mi hanno arse le case... me e la mia famiglia han cacciato in esilio! Ma, che per questo? Sarà lecito adunque vendicar le ingiurie private con le pubbliche? Si esigerebbe dal Cancellieri che mi sdebitassi con lui d'una mia particolar gratitudine, prostituendogli ciò che ho più di sacro, l'affetto pel mio paese? Non giudico io, no, da questo incrudelir delle parti dell'indole d'una intera città. Alla famiglia che meco trassi, e ai parenti che vi lasciava, ho consigliato pazienza finchè le furibonde ire non cessino. E ora!... quando vedo che genti spietate, sospinte solo da private vendette, voglion distrugger la terra che i padri nostri fecero nobile e prosperosa; che chiude le ceneri degli avi miei; la terra ove nacqui, che ho amato ed amo purtanto! quando a metterla a fuoco e fiamme, oltre ad usare le destre lor parricide, hanno invocato contro di lei e di qui stesso vi guidano soldatesche straniere: oh! non sarà mai che si dica che Baschiera de' Rossi porse il braccio a costoro e impugnò le armi a distruggerla! Un fremito anzi m'assale al solo udirne la minacciata sciagura! E mentre carità di lei mi consiglia a reprimere i privati rancori, ira e indignazione cotanta mi han destato le vostre proposte e quelle de' pari vostri, ch'io non [pg!89] esito a rigettarle con orrore e disprezzo. Messer Nello de' Fortebracci mi avete inteso!

E ciò detto gli volgeva le spalle, ed entrava dignitoso nella stanza contigua, e con lui la moglie ed i figli; dolenti e come atterriti per simile incontro. Fremente all'opposto e svergognato il Fortebracci, senz'aver alito di dir parola se n'usciva insiem col parente: e di subito lasciata Firenze, a spron battuto riprendevan la via per Prato e Pistoia.

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[CAPITOLO VIII.]

UN PRIMO SCONTRO.

«I' vidi già cavalier mover campo

E cominciare stormo, e far loro mostra,

E talvolta partir per loro scampo.»

—— Dante, Inferno, Canto XXII.

Una mattina, che era quella del 20 maggio, sulla prim'alba la città di Pistoia s'era tutta riscossa, sentendo battere a tocchi la campana dell'arme. Che è che non è, i cittadini quanti erano atti a portar picche e balestre e a cinger la spada, s'eran raccolti sulla piazza del Duomo. Di lì a poco, tra qui e per le vie più larghe vi si potevan contare circa due migliaia di fanti, e fra questi un buon numero di frombolieri Larcianesi, e un trecento a cavallo. De' cavalieri poi era per accrescersi il numero con que' del contado. Gli araldi fino dal giorno innanzi erano stati inviati per tutto il territorio a far la chiamata de' già iscritti per ogni piviere, per raccogliersi in città sotto i lor capitani e connestabili in tante compagnie guidate da' lor centurioni, e che si denominavan dal luogo dov'erano tratte. I più facoltosi della città e del contado costituivan la milizia a cavallo, quale doveva il milite mantenere a proprie spese di tutto punto. I cavalieri conducevano diversi cavalli, e più donzelli e valletti a piedi.

Nonostante che un imminente pericolo fosse già preveduto, un subitaneo terrore occupò i cuori di tutti. Le donne del popolo a quell'ora impensata sopraffatte e smarrite, balzavan [pg!91] dal letto, s'affacciavano alle finestre, e si chiedevano l'una l'altra—che sarà mai!—Che Dio ce li scampi i nostri poveri uomini! Entro le case un andirivieni di lumi qua e là, su e giù per le stanze: un vederli trasparire anche su pei veroni; e gente spenzolata a mirar nella strada: e ogni tanto udir qualche grido e qualche lamento di quelle misere.

Eccole poi a fretta e scarmigliate scender giù sulla via e appostare chi prima lor capitava. E mentre i parenti armati passavan loro dinanzi, era un interrogarsi e un breve rispondere; un parlar tra ignoti come fosser noti: quindi un raccogliersi a drappelli, e far fra di essi i più tristi prognostici. Le madri, per un loro presentimento, più di tutte si desolavano. Dovevan vedersi partir su d'un subito i propri figli; e molti senza dar loro neppure un abbraccio per non affliggerle di soverchio, e per non farsi venir meno il coraggio, risoluti com'erano que' generosi d'andare incontro alla morte pur di difendere la propria città!