[pg!95] Al primo scontro le scolte dall'alto della torre, d'onde a due miglia poteva scorgersi, avevan già dato l'avviso agli anziani giù in piazza, col suono convenuto d'un tamburo—Si sono azzuffati!—A tal nuova fu un prorompere del popolo in un lungo ululato. E come nel muro esterno di cattedrale, al nord, era un tabernacolo di legno con entrovi il ritratto di Nostra Donna col Divin Figlio, detta dal popolo la Vergine delle porrine, fino da quando nel 1150 da pestilenza fu liberato; avvenne allora a quel triste annunzio che tutti que' miseri andarono a gittarsi in ginocchio dinanzi alla detta immagine e a gridare a gran voce—misericordia!—Poi per un tratto fu silenzio!
Si fecero in piedi, ma con ansia e sgomento! Ed era uno stare in orecchie, un volgersi in alto e sospirare, ed un levare al cielo le palme.
In questo un altro suono di su della torre che annunziava in rotta i nemici!—Dio, Dio! soccorreteci!—fu un grido concorde. E, trepidanti, si prostrarono di nuovo e pregarono. Ma ecco dopo non molto udirsi dall'alto il suono del tamburo, annunziator di vittoria! Poi dal basso della città gente a corsa su per la ripa un salire a loro e ripeter—vittoria!—e il contado dietro, che dalle porte irrompeva, e precedeva fra i lieti evviva le schiere! Oh! allora que' cittadini!... Fu un levarsi tutti come un sol uomo, fra gli accenti di giubilo; un accorrere incontro a braccia aperte, un far eco agli evviva, e cacciarsi ciascun fra le file, e per la via uno stringersi al seno quei prodi e colmarli di benedizioni! Ed ecco in un subito su quella piazza che diverso e commovente spettacolo! Gli oricalchi ed i tamburi ed altri strumenti con lieta musica animavano la marcia.—Sono tornati e vittoriosi!—queste le magiche parole ripetute via via fra la folla. Tutte le campane suonavano a Dio lodiamo! Cittadini e guerrieri riunitisi insieme piangevano di gioia! Ciascuno dei militi voleva pur ragguagliare i parenti: ma tanto grande era il loro entusiasmo, che finivano per lo più con questi e simili vanti:
—Intanto per questa volta è toccato a loro a fuggire!—O che credevano que' bracaloni de' Catalani! Nol sapevano [pg!96] che si tira ben dritto noi?—E i Fiorentini, pensavano forse di darci sgomento?—Tornino, tornino, affè, che un primo saggio gliel'abbiam dato!
Con queste e altre parole si millantavano, e s'incuoravan fra loro: ma pur troppo era un pascersi di vane speranze; e non si saprebbe dire se meglio fosse stato l'avere avuto di subito una sconfitta!
Non era però da compiangersi verun morto, e solo parlavasi di alcuni feriti; mentre dei nemici non pochi erano rimasti sul campo, e molti feriti si trasportarono a Prato. Prodigioso poteva dirsi l'evento. Il popolo, tra per il giubilo di sentire che, in uno scontro così accanito, dei suoi non aveva perduto pur uno (e in quel modo di guerreggiarsi assai volte non era a stupire), tra perchè era in fondo molto religioso, non dubitò di gridare al miracolo. Sicchè per la mattina seguente, alla cappella di Sant'Jacopo in Cattedrale furono decretati solenni atti di ringraziamento, e supplicazioni per gli eventi futuri.
Il tesoro della sagrestia de' belli arredi, ricordata da Dante, faceva in cotesto giorno bella pompa di sè sull'altare dell'antico patrono della città. Al sant'apostolo era sacra questa cappella, eretta sotto la navata a destra di chi entra, nello spazio dei primi due archi, chiusa di muro dietro l'altare, e sopra di volta; circondata poi da un cancellato di ferro; e ciò per le cure del vescovo Atto, che nel 1145 ve ne fece venir le reliquie. L'avevano arricchita delle opere loro nel 1265 maestro Bono, architetto, e messer Coppo, pittor fiorentino. Di sacri vasi poi e di reliquiari d'argento dorato e a filograno, con pietre, con ceselli, con nielli, e stupende figure in rilievo nel paliotto e nel trittico (tesoro che pur di presente e in molta parte è rimasto, ed è dato a vedersi) la fecero mirabile, da quel tempo per oltre dugento anni, gli artisti italiani più rinomati. E ciò con le offerte de' Pistoiesi, e dei forestieri che vi accorrevano pellegrinando per aver perdonanza, come un tempo i cristiani di ogni parte al sepolcro dello stesso S. Jacopo in Compostella. Di qui nel territorio pistoiese quei tanti spedali, spedaletti ed ospizi pe' pellegrini, chè allora, in difetto di altri alberghi e locande, era pur questa opera religiosa e civile.
[pg!97] Dinanzi adunque a questo altare, al quale ardevano lampadari moltissimi, si vedeva prostrato a Cristo Salvatore un popolo intero cui soprastava una tremenda ingiustizia. Dopo la pubblica preghiera il venerando vescovo Sinibuldi levatosi di ginocchio e ascesi i gradini di quell'altare, circondato dal clero, dai magistrati e dai capitani di guerra, si volgeva al suo popolo stivato nelle tre vaste navate, e con affabile dignità in questi termini gli favellava.
—Grande, ineffabil conforto, o miei figli, è all'animo mio angustiato già troppo per le gravi sciagure che minacciano la nostra città, il vedervi raccolti nel sacro tempio a supplicare l'Altissimo! Volenterosi accorreste alla difesa della patria, e per essa non dubitaste di andare incontro alla morte! Eppure Iddio nella sua grande misericordia vi volle scampati! Oh! umiliamoci adunque, o figliuoli, e dal profondo del cuore rendiamogli grazie perchè in questo giorno operò per noi mirabili cose! Ma non è a credere che nemico sì agguerrito, e bramoso pur troppo di conquistar quella terra, non torni presto alle insidie e agli assalti. Ascoltate adunque la voce dei vostri capitani, e siate pronti a difendervi. Sì! Una giusta difesa contro un ingiusto aggressore Dio la permette e la vuole: ed io, io stesso, ministro di Dio di pace, vi ci debbo esortare! Ma vi sovvenga che se non è il Signore che invochiate a custode della città, i suoi difensori vi s'adoprano indarno! Or mentre il nemico è qual leone che rugge, e s'aggira qui intorno per divorare, in nome di Dio vi scongiuro, o carissimi, a deporre oggi dinanzi agli altari ogni privato odio e rancore, perchè siate tutti un cuore ed un braccio per la comune difesa. Le ire di parte dominaron qui troppo; e tanti cuori che furon senza pietà, fecero altri spietati, e provocarono i divini gastighi, che ricadranno forse sugli stessi innocenti!
Ah! pur troppo sta scritto che «ogni regno diviso sarà desolato!» Ma tu, Dio delle misericordie, disperdi da noi per pietà il terribile augurio! Sia pace e concordia fra questo popolo; e infondi sensi più miti a chi vuole aggredirlo: sicchè rinunziando alle offese, si ristringano invece nel nome tuo le antiche alleanze fra' tuoi adoratori, fra i vicini e parlanti [pg!98] la stessa lingua, fra i figli medesimi di questa italica terra. Se poi questo popolo da dura necessità fosse astretto per sua difesa a impugnar di nuovo le armi, deh! fa, o mio Dio, che nel combattere usi leale coraggio; non sia crudele nè licenzioso; non prevarichi nella vittoria, non disperi nella sconfitta! Signore delle nazioni, Dio degli eserciti, raccomandiamo a te la causa nostra, le nostre anime, la salvezza e la libertà di questo popolo; che io ora nel nome tuo, per intercessione e pe' meriti dei santi suoi protettori, lo benedico!—