A queste parole s'udì prorompere da ogni parte in singulti ed in pianti, e gravi sospiri uscirono anco da' petti cinti di maglia e di ferro.
Ma quello che più colpi di meraviglia gli astanti, si fu di veder farsi largo fra la folla, e comparire innanzi all'altare uomini di famiglie conosciute per furibonde e potenti, di fazioni fra loro avverse, e che fin qui aspramente s'inimicarono; e in presenza del vescovo, che insieme ai rettori della città da qualche tempo ma sempre indarno li aveva pregati a riamicarsi, giurare adesso di obliare gli antichi odi e li sdegni; di offerire il proprio braccio in pro della patria; e abbracciarsi e baciarsi in bocca per segno solenne di perdono e di pace. La benedizione del buon prelato, grande amatore della patria e difensore dei diritti dei cittadini, fu detto allora dal popolo che proprio come un prodigio era discesa sopra di loro!
Or mentre in Pistoia avvenivano questi fatti, e i cittadini, fra la fiducia e il timore, ma con fermezza e con ordine, compievano opere di difesa dentro e sopra le mura; il duca Roberto riconosciute per grandi, e più invero di quel che si fossero, le forze dei Pistoiesi, dispose a Prato di rinforzare l'esercito di gente a piede e a cavallo, e di non muoversi altrimenti che con tutti insieme quei della Lega. E come per messi ebbe avviso che ciascuno era pronto e s'era posto in cammino, fatto consiglio di guerra ordinò (come narrano gli storici) che Pistoia in questo modo si circondasse.
Dato il guasto torno torno alle vicine campagne, a distanza dalle mura presso a poco quanto il balestro portava, piantò [pg!99] i campi, e vi fornì i battifolli, cioè li steccati con torri, l'uno presso il ponte a Bonelle, sulla strada che veniva dai monti di sotto, dove fino ai colli di Casal Guidi s'accamparono i Guelfi Neri usciti di Pistoia, sì a pie' che a cavallo. Il campo maggiore si piantò dall'altro lato della città, in direzione della porta di Ripalta, sulla strada della Sambuca; ed ivi si posero il duca coi suoi Mugaveri, e i Fiorentini, e i Lucchesi guidati da Moroello di Manfredi I, marchese Malaspina; il famoso Vapor di Val di Magra, già capitano di detti Lucchesi, nel 1302 sopra campo Pisceno all'assedio di Serravalle. Un altro battifolle fece fare al Nespolo sulla strada che vien da Firenze, e un altro a S. Gostino: tutti a un miglio circa dalla città. E fece afforzar la chiesa di Candeglia verso settentrione, che fornì di fanti, di quei della Lega, per guardare anco di qui una via per Sambuca. E ordinò che fossero ben muniti, il Cassero di Berlino Perfetti guardato da mr. Mondasco da Pisa; e il monastero delle Benedettine, a mezzo miglio a ponente nel comune di Sala, dove era a guardia ms. Vanni Scornigiani, pisano.
In tanto pericolo per un assedio sì imponente, per quanto ancora assai largo, i Pistoiesi non si persero d'animo. Parve anzi raccogliessero tutte le forze per respingere le avverse con audaci sortite. Ma il dell'Uberti ordinò doversi stare per adesso sulle pure difese. Ciò nuoceva assai a quegli animi ardenti, che il poter loro misuravano sol dal coraggio. Crebbe poi a dismisura la irritazione dei cittadini quando il duca, per quattro araldi, dinanzi alle quattro porte della città, fece bandire che chiunque volesse uscirsene aveva tempo tre dì, salve le persone e l'avere: e chi dal terzo dì innanzi si fosse ostinato di rimanere, l'avrebbe per ribello alla Chiesa e al re di Sicilia, e che però era lecito a ciascuno di ucciderlo.
Udito che ebbe il poverame della città un bando sì perentorio e sì crudo, immagini il lettore se, dentro i tre giorni, vecchie, donne e fanciulli e qualche benestante dei più intimoriti s'affrettarono d'uscire! A questi ultimi non fu difficile di trovare un asilo. Ma per que' poveretti?... Si fa presto a dire: albergatemi e datemi il vitto! Per un giorno... [pg!100] per due!... Ma per un tempo chi sa quanto lungo? Eppure la carità, che al bisogno mai non vien meno, aperse anche a loro le braccia!
Rimanevano nella città il capitano degli Uberti con Angelo di messer Guglielmo, rettori; i capitani cittadini e altri delle vicine castella, che erano giunti in aita ciascuno con proprie schiere, in tutto forse un quattrocento cavalli, e quattro migliaia d'uomini assoldati fra i Bianchi e i Ghibellini di tutta Toscana, e quanti furono fra i cittadini che in quelle strettezze la fame e la morte non li spaventò. L'assedio era venuto improvviso, nè i campi poterono avere tempo bastante per fare grosse provvisioni di vettovaglie, e di quante potessero bastare per lunghi mesi a tener ben nutriti quei lor difensori. Intorno a che i maggiorenti ed i più savi, fatto consiglio, deliberarono che de' viveri se ne incettasse alla campagna quanti più si potesse; ma che frattanto dell'attuale scarsezza ne fosse tenuto il segreto più stretto: e ciò perchè i gagliardi non ne scoraggissero, e i deboli non provocassero pericolosi rumori.
Non per questo che dei mettiscandali fra quella mirabile concordia di cittadini non ne sorgessero: e questi, o turbolenti di lor natura o messi su e aizzati da mala gente, pagata a posta da qualche cittadino per personali vendette, o da nemici di fuori, tanto per suscitar divisioni e indebolir la difesa.
Importava ora di aver molte braccia e scavare più larghe fosse dinanzi alle mura esterne: a congegnare poi su di queste arnesi da guerra, come trabocchi, mangani, biffe, tripanti, composte di travi con contrappesi; portarvi sassi per lanciarli, e fare altre grosse fatiche. I lavoranti bisognò prenderli alla rinfusa. I commissari non stettero a guardare tanto per la minuta su chi si presentasse al lavoro. Molti operai vi capitavano di campagna. Gli abiti sdruci e il rozzo aspetto li faceva però comparire tutti eguali. Ed era gran che se venivano; nè quello era tempo da farne scelta; tanto era urgente l'affrettare i lavori!
Fervevano essi dì e notte per ogni dove, quando i nemici a breve distanza avevano circondato quasi le mura. I capitani, [pg!101] perchè quelle opere si compissero senza molestie, facevano fare spesso delle sortite fuori d'ogni porta a schiere ben armate a cavallo e a piede: sicchè i nemici sulle prime non si avanzarono. Vollero prima misurare le forze loro contrapposte, e prender pratica del terreno: lo che si agevolarono col far atterrare i molti alberi di quei dintorni. Poi si limitarono a qualche ricognizione e a piccole avvisaglie.