—Ma non dovrebbero esser qui altri due?—dimandò [pg!110] loro la guardia, che secondo gli ordini aveva tutto disposto, e sapeva quanti eran coloro che dovevan venire.
E Nuto a lui:
—Oh! sì, verranno, e fra poco.
—Messeri, qui son pancali; potete sedere; io vado ad attenderli.
Non passaron che brevi istanti quando si vider comparire nel sotterraneo, imbacuccati ne' loro cappucci e mantelli, il Fortebracci, e il capitano messer Tingo Di-Fede. Importava loro, ciascuno per proprio conto, di non esser riconosciuti per via. Solo allora scopertisi, apparvero cinti di maglia e armati di tutto punto.
Il Di-Fede era uomo di mezza età; grasso, bassotto; fisonomia non punto di battagliero; chè invece molto dato ai piaceri, e però amico del Fortebracci, e anzi stretto parente; e dal lato di donna, anche de' Vergiolesi. Nominato di poco a capitano di guardia delle porte della città, la mattina veniente doveva entrar per un mese di servizio al torrione di sulla porta di Ripalta. Egli ancor no, ma il Fortebracci l'aveva già potuto penetrare. Non ignorava poi anche come costui, benchè fosse tenuto per animoso e per un gran spadaccino, tutto si restringesse a parole, e in fondo avesse animo di coniglio. Per certi loro ritrovi lo sapeva pur dedito al giuoco, alle crapule e al vino: tantochè non dubitava, con quest'ultimo argomento in ispecie, di condurlo dirittamente a' suoi fini. È infatti quasi impossibile che d'un crapulone se ne possa far conto per utile pubblico: tanto più che, con le sue eccezioni, ma secondo un proverbio greco: «Grasso ventre non fa sottile intelletto.»
Ma l'arte satanica del Fortebracci fu in questo; d'invitarlo così d'improvviso a quel conciliabolo: nè già mica per tradir la patria, come dicevagli; tutt'altro! (mentre era ciò che di fatto si macchinava!) sibbene per convenire in un'azione finale da porre alle strette i cittadini, e impedire ai nemici la totale e inevitabil rovina della città. Lo che dopo avergli dimostrato per tanti argomenti; all'obbiettar che facevagli il capitano (in cui un fondo d'onestà era sempre, e però non troppo disposto nè persuaso del modo) ciò che alla [pg!111] perfine lo fece risolvere fu una lettera del Cancellieri al Fortebracci, che questi gli pose sott'occhio. Dove accertava che tutte le milizie insieme raccolte avrebbero fatto impeto a giorni contro appunto di quella porta che messer Tingo doveva guardare: la città pel numero prevalente sarebbe presa di sicuro: e se taluno si fosse ostinato a resistere, sarebbe passato a fil di spada. A risparmiar però tanto danno, quando per la disparità delle forze la resa era omai inevitabile, si consigliasse l'agevole ingresso al nemico, salve le persone e gli averi. Una tal proposta che si facesse ai rettori, ostinati com'erano, l'avrebber respinta. Uomini però non dovevan mancare che posto mente al sacrifizio di tante vite e al supremo ben della patria, si risolvessero a un'azione sì saggia e sì vantaggiosa. Gli esuli tutti allora rientrati, e al governo, promettevano a chi ne fosse stato l'autore, coi debiti onori una splendida ricompensa.
Il capitano guardò e riguardò più volte la lettera: e la firma, non v'ha dubbio, la conosceva, era quella del Cancellieri:—Sicuramente!—diceva fra sè—egli è un cert'uomo che le cose le dovrebbe sapere! O non è lui il caporale de' Neri? E ci dice nientemeno che a fil di spada? Pur troppo! Ed è uomo da mantenerla questa minaccia! Ma gli è vero che non mancano le promesse, e di che sorta!—Or perchè il più spesso suole avvenire che gli uomini sieno fatti fare più dalla lusinga di ricompense, che dal timor d'una pena; quelle promesse il Di-Fede l'avevan già allucinato, e già cominciava con certi eh!... con certi ma!... Sicchè dopo un breve riflesso, in questo modo si diede a rispondere al Fortebracci nel restituirgli la lettera.—Sicuro! non dico!... ma che vuoi? non saprei!... quando uomini di tal fatta...
E l'altro subito, fiso a lui e con aria di mistero:
—Uomini che sono al segreto delle cose, m'intendi? nè si lasciano illudere, come qui il degli Uberti, perchè vi trova il suo tornaconto! E tu, parmi che lo conosca il degli Uberti!