—Se lo conosco! Vedi, io posso dirti che alcune sue parole d'insulto per non aver io sfidato quel certo mio avversario....

[pg!112] —Nobil coraggio quel suo!—incalzava l'altro—porre a rischio sicuro l'onore e la salvezza d'una intera città! Perchè... perchè alla fine non è la sua!

—Sì, sì, capitano, conchiuse Nuto, ficcandogli un par d'occhi addosso e con voce vibrata:—se intendete l'onore come si deve, non se n'esce, bisogna che ci secondiate! Beviamo intanto alla salute vostra, e a quella che renderete alla patria.

E porgeva a lui ed agli altri il boccale ricolmo di prezioso liquore.

Musone allora, subito incalzando, soggiunse:—Un altro ancora al bel vanto di colui che senza spargere una stilla di sangue ci avrà liberati. Che vi par poco? Capitano, l'augurio è per voi; beviamo!—E con queste e altre parole badavano intanto a ricolmargli il boccale.

Cui egli, già quasi inebriato:—Per mia fè! Si potrebbe sperare di bever mai più di questo buon vino dei nostri vigneti, se per un lungo assedio si dovesser vedere atterrati? Viva il rosso del vino, e maledetto quello del sangue!—E se ne trangugiava una buona misura.

—Viva, viva! ripetevano gli altri.

E su questo argomento lasciandolo alla lunga ciarlare, mettevan legna sul fuoco, come suol dirsi, e lo riscaldavan sempre più. E già Nuto aveva impugnata una spada, e i compagni con lui, e levatala in alto, enfaticamente esclamò:—Giuriamo su queste spade di far salva la città senza colpo ferire, o che esse si rivolgano contro di noi! Giurate dunque, ser capitano, che a un cenno dato consegnerete la porta di Ripalta, all'unico fine, s'intende! di sottrarre i vostri concittadini alla morte!

E il Di-Fede, quasi balbettando, e stordito:

—Oh! sì, sì! per sottrarre i miei alla morte, lo giuro!—E in questo incrociaron le spade con la sua, come per accoglierne il giuramento.