E il Di-Fede rispostogli che per lui fosse certo, il proprio debito l'avrebbe adempiuto, il Vergiolesi lo congedò.
Tutto pareva che secondasse l'iniqua trama. Ma il cielo vegliava sull'onore delle armi pistoiesi!
[pg!114] Appena il Di-Fede era giunto nella sala vicina, che il guizzare d'un lampo, e a un tempo il fragore dello scoppio d'un fulmine lo fe' barcollare sì fattamente, che sarebbe caduto senza l'appoggio d'una sedia a braccioli, sulla quale spaventato s'andò a gittare. Intanto un'acqua dirotta si scaricava sulla città con tal furia, che sarebbe stato impossibile a chiunque di uscir per la via, o che colui che vi si fosse trovato non avesse corso un grave pericolo. Sicchè per questa e l'altre ragioni il Di-Fede rimase lì immobile per qualche poco. Quando a un tratto sentì un gran colpo di vento che spalancò la finestra, e spense la face che illuminava la sala. Benchè male in gambe, e pien di spavento, si mosse e tentò di richiudere, e vedere in tanto se il temporale calmava. Ma uno sprazzo d'acqua subitaneo l'aveva ricoperto; e pare anzi che quel rovescio, fra il continuo balenìo e il rombo de' tuoni, riprendesse più violento. In quella stanza era solo. Lo scudiere era già uscito per altri ordini. Allora egli fra quelle tenebre brancolando lungo la parete, ricercò quella sedia; e trovatala, come fosse la sua tavola di naufragio, a corpo morto vi si sdraiava. Nè stette molto che pe' crescenti fumi del vino, gli prese tal cascaggine di sonno, che quasi in un attimo si addormentò.
A quella sala facevan capo quattro porte. Da una di esse poco stette che se n'usciva Selvaggia, e la traversava per andare a riposo nella sua camera. Era stata fin allora in quella della sua povera madre, la cui malattia di sfinimento s'aggravava ogni giorno. Margherita la vecchia fantesca la precedeva con una face. Costei era già entrata per l'altra porta, allorchè Selvaggia giunta appena sul limitare, a un cotal mugolìo nella sala medesima e un balbettar prolungato, si soffermò: poi, sporto il capo, si pose in orecchio. Quand'ecco al chiarore d'un lampo potè scorgervi un uomo, e l'udì a più riprese pronunziare queste parole:
—Giuro... sì, giuro... di consegnar la porta di Ripalta per introdurvi i Fiorentini... sì, sì... il diavol che vi porti! Ma... ma il cenno?... quando?... da chi?... S'intende per lo scampo di tutti! Ma io? Onori... e oro! e poi messer Nello... oh! lo dicesti, mi fido! Giuro! (e alzando la voce [pg!115] con gran violenza) non hai udito? Non dubitare, ho giurato, ho giurato!
—Santi del cielo! che ascolto!—proruppe Selvaggia.
E presa una face, e appressatasi per veder chi si fosse, poco mancò non desse in un grido, e la face di mano non le cadesse! Ma raffrenatasi, a bassa voce:
—Egli!—esclamò—messer Tingo!... il nostro parente! egli, egli, destinato pur troppo a guardia di quella porta!!
A tal vista e a tal pensiero s'arretrò spaventata; si percosse la fronte, rabbrividì di terrore, e a stento potè ritraversare la sala, e giungere a chiudersi nella sua stanza. Indarno tentò di rispondere alle dimande di Margherita, che avesse avuto! che fosse stato! Potè appena profferire un accento per dirle:
—Ho creduto!... m'è parso!... ma nulla... poi nulla! col tremito però sulle labbra e di tutta la persona. Terribile situazione!