Quasi ogni giorno i soldati del duca avevan preso l'abitudine di fare scorrerie su pe' colli vicini. Non eran già comandate, ma di loro arbitrio e per loro sollazzo. Ad essi s'univano anche certi militi forusciti. I quali tutti, non contenti di attaccarsi alle frutta, e sperperare ogni pianta, entravan talora nelle capanne dei poveri agricoltori, e con licenza inaudita insultavano e depredavano. I Catalani poi, soldataglia semibarbara e con quegl'istinti de' paesi meridionali, alle povere donne, se riuscivano di trovarne, osavano di fare ogni sorta di vituperi. Il duca Roberto come colui che era di nobile animo, e mostrava almeno di aver sensi di giustizia e di umanità, pervenutigli da ogni parte continui lamenti di sì sfrenata licenza, conoscendo pur troppo l'indole bestiale di essi, mandò al campo ordini severissimi, sicchè nissuno senza permesso potè più allontanarsene; e intanto alcuni sorpresi e provati rei, ebbero aspri gastighi, e molta roba ai derubati fu resa, e alcune meschine a' loro artigli [pg!133] poteron sottrarsi. Ma finchè costoro ebbero agio di salire a Vergiole: e lo facevano spesso perchè un colle de' più vicini; Bindo con la famiglia indignato di qualche brutto fatto avvenuto in que' pressi; insospettito ogni giorno più, aveva loro tenuto d'occhio, e s'era voluto un po' porre in guardia. Ciò faceva in special modo a riguardo di sua sorella Maria. Che, fanciulla assai avvenente e di già adocchiata da que' procaci, senza che in casa d'altronde avesser pensato a tenerla nascosta; per quelle sue attrattive, e anche per odio particolare al padrone del castello, come capo dell'avverso partito, essa e la sua famiglia correvan già rischio di prepotenze e d'offese. Prevenuto però da Guidotto, aveva raccolto in sua casa altri parenti; coi quali anche dopo lavorate le terre, girandolavano sempre con qualche arme per il podere, e si facevano intanto una scambievol difesa.
Era di questo tempo che richiesto Guidotto dai rettori della città e dal suo stesso padrone, non aveva esitato d'affidare al suo Bindo, destro com'era e di gran coraggio, un'impresa delicata e rischiosa, quella cioè di provveder pel Comune quanti più viveri avesse potuto; e, senza riguardo alla spesa, per gente sicura mandarli in città. E già con le grosse somme inviategli se n'era fatto incettatore per ogni lato. E via via per uomini e donne della campagna, pagandoli bene, li faceva trasportare fin presso la cinta d'assedio; altri poi dalla città notte tempo venivan lì a riceverli.
Un tal giorno avvisato Guidotto che nella notte successiva dovevan giungere grossi carichi scortati da Bindo stesso, provvide che oltre ai portatori gli si spedisse una schiera d'armati per proteggerne la consegna. E di fatti il pericolo presentito vi si mostrò senza misura più grave. I militi fiorentini che, mutata la guardia coi Catalani, occupavano quella cerchia, avuto indizio di questo transito che doveva farsi pel greto quasi che asciutto del piccolo torrente Brana traversante allor la città; lasciato senza superiore comando il posto della consegna, andarono ad appostarsi in una boscaglia poco fuor delle mura, ed al passare di quella gente piombarono loro addosso siccome belve: e non solo tolser loro le vettovaglie, ma a tutti quei portatori, circondatili, [pg!134] e puntando al petto le lance e le spade, si diedero a fare i più orribili strazi. Alle povere donne, che erano in maggior numero, non valse il prostrarsi in ginocchio dinanzi a loro, piangere e supplicar tutti i santi. Quelli spietati per crudele irrisione tagliarono a quale il naso, a quale le orecchie; e agli uomini, dopo vana resistenza perchè inermi, levarono un occhio, o tagliarono una mano, o un piede; e così guasti li sospinsero a forza, o li trascinarono fin presso ai loro steccati, e alle torri di legno: dove penzoloni li vollero porre perchè i nemici dalle mura potesser vederli!
Intanto Guidotto che era stato per molta notte in ascolto sul torrione della porta di Ripalta, inquieto dell'insolito indugio, quando fu sul far dell'alba, discese; e profittando d'una rivista del campo nemico che per l'estiva stagione avveniva circa a quell'ora, sicchè quella parte era rimasta sguernita; con uno sbruffo di fiorini comprate facilmente le poche guardie Catalane che v'eran rimaste, e aggiuntasi buona squadra de' suoi a cavallo, riuscì a fare una sortita fuor di città. Allorchè avanzatosi alquanto verso la detta parte, gli feriron le orecchie le strida de' miseri che venivano a quella volta! Ahimè che incontro! che spettacolo orrendo! Donne contraffatte e grondanti sangue e lacrime insieme! Uomini mutilati ed esanimi quali quelle pietose se li traevano a braccio con piè vacillante, e quali altri anche in dosso. Poi dietro loro una masnada di que' feroci, che con le picche e con gli urli, come peggio non si usa sopra un branco di bestie destinate al macello, le incalzavano, e v'aggiungevano ogni sorta d'insulti!
A tal vista Guidotto ed i suoi con un furor disperato si lanciano a gran corsa e a spade levate sopra i nemici, e ne fanno aspra vendetta. Que' miseri allora rimangon liberi, ma in quale stato! Immaginiamo il dolor di Guidotto quando fra coloro che eran guasti delle membra e grondanti sangue, si vide innanzi il fratello, il suo Bindo! Lo portavano a braccio due povere giovani, che per li sfregi ricevuti nel viso, esse medesime tanto soffrivano, da poter reggersi appena. A lui que' crudeli avevan ferito in varie parti le membra, e tagliata una mano! Il dolor che provava era sì forte, e di [pg!135] sangue n'aveva perduto in tal copia, che era quasi privo di sensi. Moveva i piedi macchinalmente, e dava ogni poco in forti lamenti cui rispondevano i singulti di quelle affannate.
—Vedimi, vedi come m'hanno straziato!—potè articolare al fratello—Dio! Dio!... misericordia! povero Bindo!—esclamò quegli. Comprese però che non era tempo di parole, ma di pronto soccorso. Subito a Bindo fasciò strettamente il polso tagliato perchè il sangue gli si stagnasse; e ordinò che la medesima compressione fosse fatta a quanti altri dei mutilati. Compassionò e rianimò quegl'infelici: e raccomandato che affrettassero il passo per iscambievole aiuto, alto com'era e molto robusto, si prese il suo Bindo di soppeso come un fuscello, se lo abbracciò facendoselo riposare sopra una spalla, e rimontato a cavallo, via innanzi a tutti per veder di sottrarli a nuove aggressioni. Per sorte altri de' loro egualmente a cavallo li avevan raggiunti; sicchè i più impotenti se li presero in sella; e quasi tutti que' vili che in quella mischia per le gravi ferite non poteron fuggire, circondatili se li trassero prigionieri.
Fu un urlo d'imprecazione di tutto il popolo allorchè que' poveri portatori, straziati per cotal guisa che mai fra i barbari si fosse fatto, se non v'ha un riscontro nei briganti odierni del mezzodì, furon veduti rientrare in città! Dietro di loro seguivan legati i prigionieri nemici.—Vendetta! vendetta!—Sorse allora un gridìo spaventoso da ogni parte. E lì sulla via i cittadini li avrebbero fatti in pezzi, se le guardie non li avesser respinti, e se più che altro una voce autorevole non fosse sorta fra loro, quella del capitan degli Uberti, che disse:—Giustizia si farà e tosto, ma dal consiglio di guerra!—Adunatisi in fatti, passò appena brev'ora che i prigionieri furono appesi per la gola ai merli delle mura esterne di presso la porta, perchè fossero di spettacolo al campo nemico.
Ma se qui fu gridato—vendetta!—da altra parte si levò una voce pietosa che pregò—carità!—Divulgatosi l'orrendo fatto per ogni casa, molti uomini e donne, oltre i parenti e gli amici, accorsero allo spedale a soccorrerli. Fra quest'anime generose Selvaggia fu delle prime.
[pg!136] —Andiamo, affrettiamoci!—disse subito alla sua Margherita.
—Ma voi tutt'ora soffrite!