—Ma al difetto di viveri chi ci provvede? I granai de' cittadini son vuoti; e poco o nulla (mi spavento a dirvelo!) rimane di vettovaglie in que' del Comune!

—Quale sventura! E ditemi; de' nostri alleati?

—Oh, guai! messer potestà!... guai e sopra guai a chi fortuna l'abbandonò! Gli amici se ne vanno con essa! Primieramente a voi è già noto che su i Bolognesi non solo da qualche tempo non è più da fare assegnamento, ma anzi è da temerli come avversari. E sappiate anche che gli ultimi de' nostri amici, M.r Bornio Samaritano e M.r Romeo de' Pepoli, di questi giorni come Ghibellini, sono stati presi e posti in carcere. Di Siena che conto è da fare quando ogni dì tergiversa? Arezzo, sì, c'è rimasta alleata; ma vedete in un subito da' nemici come si lascia comprare, e con che! Con un cappello cardinalizio, mi vien riferito! Uguccion della Foggiola, il potente condottiero degli Aretini, ha un figlio in prelatura. Or ecco! Per quel cappello che pel [pg!148] figliuolo dimanda ed ottiene, fa cambiare i suoi militi di Guelfi in Ghibellini accaniti!

E l'altro:

—Resterebbe pur sempre l'aiuto de' vicini Pisani. Non promisero pure al Comune di mandarci assai vettovaglie, scortate da molti armigeri?

—Sicuramente! Or date una scorsa a questa lettera che dal Comune di Pisa ricevetti ieri sera—e in così dire glie la mostrava.—Qui da questi messeri, (mentre l'altro leggevala) intendete? più non si tratta di vettovaglie, nè d'armi! ma d'un semplice e scarso aiuto di danari!

—Danari a noi, cui la fame ne stringe e un assedio de' più crudeli! Oh noi sventurati! quale scherno! anche l'oro di Mida! Non vi scorgete anche in ciò le solite e perfide suggestioni, i consueti artifici de' Fiorentini?

E l'altro—Eh! pur troppo è da crederlo!

Certo che a que' tempi la politica del Comune di Firenze per conquistar tai vicini era questa; «Pisa con l'arti, Pistoia con le parti.» Non si sa poi veramente se fu di qui che originasse il dettato: «gli è come il soccorso di Pisa,» a denotare un inutil aiuto. E a' poveri Pistoiesi ridotti a quel punto, pur troppo! che valevan l'oro e l'argento, quando mancavan del necessario per vivere, nè per moneta potevano procacciarsene? Il degli Uberti però e il Guglielmini adontati anche di tutto questo, fermi ne' lor propositi, giuraron di nuovo di custodire gelosamente il segreto dei viveri; deliberati che quando avesser finito di consumare ogni cosa, l'avrebber palesato al popolo, e tutti istigato a prender le armi ed irrompere fuor delle mura, o per aprirsi una via allo scampo, o per morir combattendo.

La città, non ostante le morti per le fatiche e li stenti, aveva sempre un numeroso presidio di fanteria, e circa trecento cavalli. Oltre i cittadini vi s'eran raccolti, come dicemmo, gli esuli Bianchi di tutta Toscana. Si provvide che fra costoro in particolare non sorgesse pel vitto il più piccol lamento, e a tutti i difensori in quelle date ore fosse puntualmente distribuito. Il male era adesso per qualche fanciullo, e per le povere donne del popolo: molte delle quali [pg!149] venute di fuori a portar carichi di vettovaglie, malconce e or già risanate, non potevano, pur volendo, far ritorno alle proprie capanne. Fatto consiglio, per estremo rimedio fu deliberato che quelle meschine con altre di città, piuttosto che vedersele morir di fame sulle pubbliche vie (e di qualcuna già avveniva) come bocche inutili si dovessero allontanare, proteggendo loro l'uscita sin fuori della cinta con una sortita de' più valorosi. Ma molte di esse chi lasciava in città il padre, chi il fratello, chi il consorte! Sicchè come seppero quel comando, tentarono di nascondersi; deliberate, piuttosto che abbandonare i parenti ed esporsi a nuove sevizie, morir di stento presso di loro. Non tutte però furono in tempo a sottrarsi a questo decreto di selvaggio eroismo. E già i birri del Potestà l'avevano eseguito sopra qualcune, arrestandole a viva forza. Quando i parenti alle grida delle meschine poterono giungere in tempo per trattenerle e per farne ricorso.