—Vorresti dunque prescrivere i limiti della carità che non cerca mai cose di suo vantaggio, e trattenerla per umani riguardi quando più corre il bisogno? Frate, s'io ti son caro, non opporre neppure in parole, e piuttosto vien meco.

—Ma io, messer mio reverendo, sì che davvero il farei, se avendomi famiglia, e salute mal ferma, non dovessi più che altri temer di contagio; o se...

—Va dunque—riprese il vescovo con dignità—va pure con Dio, nè mendicar più pretesti. Per venir qui a chieder privilegi, e di qual sorta! vedo che il gelo non ti fece sgomento! Or di' piuttosto—se avessi animo e viscere da tanto. Non ricordi tu le parole del Redentore: «Nissuno può avere carità maggiore di colui che dà la vita pe' suoi amici?» Or dimmi, non son eglino quegl'infermi nostri concittadini e più che amici? Non son io padre loro e pastore, ed essi miei figliuoli e mio gregge?

E con questo ammonimento lasciatolo, era già sulla piazza.

A modo di privato e d'incognito, ravvolto il capo nel suo nero cappuccio; la persona alta e dignitosa in ampio mantello; se n'andava il buon vescovo tranquillo e spedito a compiere la sant'opra. Solo a breve tratto si faceva seguir da un domestico con gran canestro di piccoli pani. Perchè ei, previdente com'era, i suoi granai fin dinanzi all'assedio avea procurato che fosser colmi di grano. Per isventura era quella l'ultima porzione che gli restava, e poche più volte avrebbe potuto di quel suo pane soccorrere i poverelli. Quand'ecco sulla via della ripa che dalla piazza del Duomo conduce allo spedale, s'imbattè in una povera donna di giovane età; ma che nondimeno, dallo sfinimento pel bisogno di cibo non potendo più reggersi, era caduta al suolo sulle ginocchia, presso un muro ora in linea del palazzo del Comune, lei e un bambino che aveva in braccio e cui dava latte. Essa aveva in capo un cappuccio di lana bianco che allora l'era caduto [pg!161] sulle spalle, e una sola veste molto sdrucia e leggera, e un mantelletto pur di lana che coprivale il seno, al quale stringevasi quel suo figliuolino, ravvolto in umidi stracci. Mandavano l'una e l'altro un lamentìo debole tanto e quasi soffocato che appena s'udiva.

—Padre, padre, per carità!—potè dire la misera aprendo gli occhi, non sì tosto che il vescovo piegatosi a lei le dimandò del suo male.

—Per amore di questa creaturina, un tozzo di pane! Son due giorni che non ho mangiato che poca erba già putrida, e pel mio bambino non ho più latte! Ah Signore! Soccorretemi, ma proprio per lui! che per me... mi lascerei morire!

—Povera donna! per lui e per voi sarete soccorsa—riprese il prelato. E già aveva fatto cenno al domestico perchè le desse del pane.

—Che vuole—soggiunse essa—mi son tanto appenata dopo che nell'ultima mischia mi c'è morto il marito, e non mi resta più altri al mondo, che dico sempre: «Venga pure la morte, che me n'andrò, se Dio vuole, a ritrovarlo lassù!»

Non ebbe appena finito, che il vescovo egli stesso volle porgerle il pane, e la riaveva ad un tempo con acqua odorifera. Ma intanto e' s'accorse che le sue vesti sì umide le si erano quasi ghiacciate addosso! Ella infatti tremava tutta. Riflettè poi che a uno stomaco sì indebolito, non il pane in quel momento, ma le bisognava per riaversi d'un cibo più lieve e più sostanzioso. Con questo pensiero si fece subito dare una mano al domestico, e provò a sollevarla da terra, pur per condurla al vicino spedale. Invocò il soccorso di due che passavano: a' quali bastò un cenno per porsi a' suoi ordini. A un di loro affidò il bambino, e fece che l'altro e il suo domestico sostenessero quella infelice sotto le braccia e così la trasportasser colà in un di que' letti, che egli andò innanzi per farle metter in ordine.