5º Che il potestà di Pistoia con lire tremila, e il capitano con lire duemila, si scelgano Lucchesi o Fiorentini: dichiarando primo potestà messer Pazzino de' Pazzi di Firenze, e capitano ser Lippo Carratella da Lucca; e' così dai detti Comuni si tragga la guardia da tenersi in Pistoia e suo dominio da oggi a tre anni;

6º Che gli anziani e gonfalonieri di giustizia sieno tutti di parte Nera e Guelfa, ed eletti per i tre anni dal potestà e dal capitano: serbando però agli anziani e al gonfaloniere tutto quel governo che avevano sulla città e sulle compagnie del popolo;

7º Che a soldati forestieri che difeser Pistoia si paghino di presente tremila fiorini;

8º E perchè circa il 1242 Guidaloste Vergiolesi vescovo di Pistoia investì i parenti suoi di molti feudi spettanti alla mensa vescovile, fra i quali i castelli di Piteccio e della Sambuca, fu deliberato che, «ai Bianchi e Ghibellini si lasci il castello di Piteccio e quello della Sambuca, chè, come di lor pertinenza, uscendo subitamente dalla città se ne possano prevalere.»

Concordatisi in questi patti prima che il cardinale giungesse, finalmente a' 10 d'aprile 1306 si apersero ai Fiorentini le porte della città di Pistoia, intorno alla quale erano stati a campo e in assedio dieci mesi e diciannove giorni! Vi entrarono trionfanti il capitano de' Fiorentini e quel de' Lucchesi con molte di lor milizie e con buona quantità di vettovaglie. Per lo che, narran le storie, che di que' miseri cittadini vi fu taluno che per la fame patita, sbramatosi oltre il dovere, morì! I Fiorentini, come fu detto, avevano assoldato milizie straniere; ma i Pistoiesi neppur un drappello! E dire che i pochi resisterono a tante migliaia e per tanto tempo! Quanto amore della terra natale dovette infiammare quei petti, che impavidi e quasi fuor di speranza sfidaron la morte!

[pg!165] Per cotal modo ebbe fine sì crudel guerra fra gente d'una stessa lingua, e d'una patria comune! In questo sciagurato battagliarsi d'un gran popolo fra di sè, come già a Campaldino e poco appresso a Montecatini, e a dir breve, nel medio evo su tutto il suolo italiano italiani dovunque, quante inutili stragi; di qual grande ricchezza, ingegno e fortuna, non profittato, e quanto valore perduto! Che se questo da Susa a Sicilia ordinato e concorde; aiutato e disposto per ogni Comune da' suoi maggiorenti, col beneficio di libere armi si fosse speso per cacciar lo straniero, forse da qualche secolo l'Italia sarebbe stata una, libera e indipendente!

[pg!166]

[CAPITOLO XIV.]

L'ESILIO.

«Tu lascerai ogni cosa diletta

Più caramente; e questo è quello strale

Che l'arco dell'esilio pria saetta.»

—— Dante, Paradiso, Canto XVII.