Nondimeno un altro richiamo e addicevole ai tempi che corrono d'imprese artistiche-industriali, vi richiama ad ammirare ne' suoi dintorni i viadotti maravigliosi di questa strada, i quali con romano ardimento s'innalzan giganti, sovrapposti archi sovr'archi, e abbracciano e collegano diverse sue valli. Questa via appennina che, da Bologna a Pistoia, in uno spazio di chilometri 98, per 46 gallerie trafora le montagne, e congiunge sì brevemente l'Adriatico al Mediterraneo; dalla pianura del Pistoiese porge per vero un sorprendente spettacolo; tale, che le antiche età avrebbero creduto opra d'incanti. Vo' dire allorchè sulla via ferrata le macchine a vapore (questi strumenti di fusione e di diffusione; di guerra e di pace; di più pronta coesione materiale e morale della nazione, fra sè [pg!170] e fra le altre vicine; in una parola, questi forieri di civiltà) nello avanzarsi e seco traendo treni di tante carrozze per entro a que' fôri; nello insieme t'appariscono da lungi non altrimenti che un gran colubro dagli occhi di fuoco, che sbucato dalle viscere dell'Appennino, sbuffando fumo e faville, serpeggi intorno a' suoi fianchi; e mostratosi in parte, rientri ed esca di nuovo; finchè non giunga a distendersi tutto quanto sull'agevole pianura. E d'altro lato il viaggiatore che da Bologna ne ha percorsa la linea, la più parte fra strette valli e boschive, e da settentrione a mezzodì ha penetrato nel gran foro di S. Mommè, riman preso poco oltre da gran maraviglia a mirare a colpo d'occhio al chiarore di lieto sole, come in gran panorama, l'ampia e popolosa pianura del Pistoiese e del Fiorentino con le sue tre città e coi vaghissimi colli che la incoronano: forse pel mite aere la più ubertosa d'ogni sorta alberi fruttiferi e messi; e pel tesoro costante della lingua e delle arti belle la più civile d'Italia. Cosicchè da quell'altura al primo presentarsi un cotale spettacolo, sulle labbra d'alcun viaggiatore sono usciti spontanei que' versi bellissimi dell'Ariosto:

Non vide nè il più bel nè il più giocondo

In tutta l'aria ove le penne stese;

Nè se tutto girato avesse il mondo

Vedria di questo il più gentil paese.

Ove dopo aggirarsi d'un gran tondo

Con Rugger seco il grand'augel discese,

Colte pianure, e delicati colli,

Chiar'acque, ombrose rive, e prati molli:

Ma non appena da quelle piagge ha guardato d'attorno, che in un baleno sulla pendice a ponente gli si offre già innanzi il colle di Piteccio.

I ruderi di quel castello si scorgono ancora sopra il risalto d'una collina nella stretta valle del piccolo fiume Ombrone, o, come fu detto in antico, dell'Ombroncello, lungo l'antica strada Francesca; che, varcando l'Appennino sopra lo Spedaletto dell'Alpe, conduceva a Bologna. Cotal fortilizio era stato costruito in uno spazio di terreno assai limitato: se non si vogliano valutare le casipole del castello che [pg!171] gli sorgevano poco distanti; ed era appunto dietro l'antica chiesa a destra del detto Ombroncello, sull'alto di un poggetto a forma di cono, che va a riunirsi solo a maestro con gli altri poggi. Gli scorre pur sempre alle falde da un lato il detto fiume, dall'altro la forra detta del prataccio, e verso settentrione il torrentello detto di ciriceia. Fra le piante di bei castagni onde è coperto, e di che è tanto ricca questa montagna, si scorgono ancora a diversi ordini e a piccole piagge le vestigia della circonvallazione del castello, e in alto alcuni resti di torri a pietra battuta, con in mezzo la rocca.

E fu in questo misero luogo, e in povere capanne lì intorno, che dovè riparare la famiglia de' Vergiolesi, e quanta altra gente, e della classe più agiata dei cittadini! E fu qui che Selvaggia, non ostante la sua debol salute, volle seguire il padre e il fratello. Ma già noi l'abbiam vista questa gentile farsi ognora maggior di se stessa. Educata con austeri costumi e fra un popolo battagliero, aveva sempre mostrato congiunta in sè la femminil tenerezza al più virile coraggio. Ora però la sua mente si era forte turbata per un fatto di recente avvenuto, da dover pagare in parte il suo debito ai pregiudizi del tempo.

È da sapere che allorquando si stipularono i capitoli della resa della città, il padre e il fratel suo dovettero assistere a quell'atto solenne. In quell'ora comparve a lei uno sconosciuto, grave all'aspetto (come glie l'annunziava la sua Margherita con la quale era rimasta), chiedendo in grazia di poterle parlare di cosa di gran momento. In tante vicende di tristi casi, la pietosa donzella credette di non doverglisi rifiutare, e consentì di riceverlo.

Quegli allora fattosi innanzi, in questi termini le favellò:

—Nobil donzella, le mie parole son brevi, ma foriere a voi, secondo che più vi piaccia o di lieta sorte, o di grande sciagura!

—Chi siete voi, messere, che così mi parlate?

—Uno che legge da gran tempo negli astri, e rivela agli uomini i loro destini. Ma quando di ciò poco anche vi prema, sappiate ch'io sono un Guelfo e uno dei Neri. Contrario, come sentite, alla vostra parte: ma pure adesso... oh! adesso, [pg!172] per pietà del vostro infelice paese, e perchè vi rinasca la bramata concordia: in nome di questa e di molti della mia parte che pur la invocano, chiedo pace fra voi e una famiglia da voi abborrita, e che stendiate amica la mano al capo di essa che molto vi ama.