—Lo so! E mi uccidano pure!—con sicura alterezza esclamò.

—Non sopra a voi, lo ripeto, piomberà la vendetta, ma sopr'a loro, e spedita! Salvateli, o un tardo rimorso...

—Oh! uscitemi dinanzi, spietato uomo che siete! Mi fate orrore, nè sostengo più d'ascoltarvi!

E spaventata se ne partiva chiudendogli in faccia la porta, e rifugiandosi a gemere nelle sue stanze.

Non sì che ella in tutto prestasse fede a quel tristo: nondimeno è da pensare alle credenze sull'astrologia e sugli [pg!173] oroscopi, allora accettate come realtà di dottrina anco dagli uomini più sapienti: fra i quali, fino a un certo limite da messer Cino, intimissimo del famoso astrologo Cecco d'Ascoli; quando quegli in un sonetto lo interroga perchè per virtù dell'astrologia, consultando le stelle, gli sappia dire se, dovendo partir da Pistoia, gli sia espediente di dirigersi piuttosto a Roma o a Firenze. Questo soltanto poteva esser bastevole a far provare a Selvaggia un senso d'inquietezza continua: oltre che bisogna riflettere allo stato di dolore e di turbamento nel quale in quell'istante si trovavano tutti gli animi; quello poi d'un'affettuosa figliuola del capo del vinto partito, e dell'amante di messer Cino; e così comprendere a fondo in quale ambascia l'avesse posta un siffatto colloquio. Nè stenterà il lettore a riconoscere in quell'incognito il vilissimo Nuto, infintosi astrologo anche una volta; stato sempre a' servigi del Fortebracci, e a lui congiunto nell'opere più nefande.

Messer Nello, gettatosi omai anima e corpo dal partito de' Neri, di cuore perfido, e sempre dubbio ed infinto, non era riuscito non solo a procacciarsi stima neppur da loro, ma dopo il fatto della porta di Ripalta, lo riguardavano anzi con odio e disprezzo. Ora è da credere che inviasse quel tristo a Selvaggia, non già per attendersi una favorevol risposta: un abbisso omai divideva quelle famiglie! Ma operava ciò che sogliono i depravati e i prepotenti. La difficoltà stessa e gli ostacoli per vincere l'animo di una donna, allora si che maggiormente li provoca e li rende audaci! In ultimo poi, sentendosi vili e impotenti, vogliono almeno aver la satanica sodisfazione di minacciare un delicato e debole spirito, e spaventarlo.

Messer Lippo non è a dire in quale apprensione ritrovasse Selvaggia dopo questo fatto! Dalla Cattedrale era già rientrato in sua casa in compagnia di messer Cino. Preoccupato e pien di disdegno pel contratto di resa, poco badando alla figlia, si era gittato sopra una sedia esclamando:—Ecco, amico mio, voi lo vedeste! il sacrificio della patria è consumato! Ora per noi che rimane? Vituperi ed insulti!

[pg!174] —Padre, padre mio!—proruppe allora Selvaggia gittandosi fra le sue braccia.—Ed io ne son già una vittima!

Ma ella tremava ancora dallo spavento... Il Vergiolesi sopraffatto credè che un'ugual cagione l'avesse sì conturbata. Essa però non esitò un momento, con accento convulso, a svelargli la minaccia insidiosa che aveva ricevuta.

Allora il Vergiolesi in piede, con violenza repressa esclamò: