[CAPITOLO XV.]
IL RITORNO DELLO SCUDIERO ALLA CASA PATERNA.
«E me ne voglio andar che gli è di notte,
E s'è levato il lume della luna.
Io me ne passo là per certe grotte,
Che non ci passerebbe la Fortuna.»
—— Canti popolari toscani.
Erano scorsi più mesi da che la parte dei Bianchi cacciata da Pistoia dopo l'assedio, erasi rifugiata nel fortilizio di Piteccio, e lo scudiero del capitan Vergiolesi, il povero Guidotto, dopo tante traversie si struggeva di tornare una volta anco per brevi momenti, a riveder la sua famiglia a Vergiole. Colà al castello del capitano avrebbe recato lettere per madonna Lauretta, che omai dopo l'assedio il cavalier messer Fredi figlio del capitano, compiendo le vicendevoli brame, aveva fatta sua sposa. Egli non aveva potuto che accompagnarvela con quelli della famiglia di lei, e dopo pochi giorni lasciarla con essi; perchè il capitano su di ciò non intendeva far concessioni, avendo messer Fredi a Piteccio il comando della cavallata: sicchè solo di tempo in tempo vi dava una corsa per visitarla.
Una volta i Bianchi confinati colà, cercavano i Neri di spiar loro ogni passo, temendo sempre (e con qualche ragione, minacciosi com'erano) di congiure e di rinforzi. Ma frattanto le armi eran giunte loro al castello da ogni parte; da braccio come da assedio: e fidavano in queste, nel sito quasi che inaccessibile, e nel loro coraggio.
[pg!178] Come appena sembrò che fossevi un po' di tregua, Guidotto, ottenuto alla perfine dal capitano il bramato permesso, prescelse di partir per Vergiole sul far della sera, ben armato e a piedi. Era già entrato l'inverno. L'aria era fredda. Un tramontano gelato zufolava pe' boschi e per le selve, e faceva cadere dagli alberi le ultime foglie e levarle poi in alto a rote ed a mucchi dinanzi a lui, via via per certe spianate dove più rammulinavasi il vento. In quel sereno del cielo, tutto smaltato di stelle che era un desio, sorgeva intanto la luna, e gli andava rischiarando la via che per circa due ore necessitavagli a fare, valicando varie colline da levante a ponente: e non come ora coronate di vigne bellissime e d'oliveti, ma la più parte a terreno boschivo, e però fra sentieri più angusti e mal tenuti, e taluni ridotti persino a tanti rigagnoli d'acqua, senza che alcuno si tenesse obbligato di provvedervi.
Tutto era silenzio d'intorno ad esso: se non fosse stato un qualche abbaiar di cani nel passare talvolta vicino ad alcune capanne, e il rumiccìo delle foglie dei castagni ingiallite e già secche, nel traversar per le selve. Pericoli d'aggressione, per le vie che batteva, a quell'ora, e co' tempi che correvano, non è a dire che non vi fossero. Guidotto però era un pezzo di giovane di circa trent'anni, vigoroso e di tal coraggio, da non sgomentare per un incontro qualunque. E già tutto solo accelerava i suoi passi, tanto che capitò presto al di là della valle che gli mostrava dinanzi la nativa collina. Non appena la potè scorgere, si sentì preso da un tal senso di piacere, che n'ebbe al core una stretta, e per pochi minuti dovè soffermarsi. Perchè a dir vero il buon giovane non aveva avuto da del tempo altro pensiero che quello del come, dopo sì lunga assenza, avrebbe ritrovato il suo vecchio padre, cui voleva tanto bene, e il rimanente della famiglia.
Essa in quell'ora era tutta raccolta dentro il metato, una stanza terrena della casa colonica contigua al castello. Il basso soffitto di questo metato si componeva di graticci di legno sui quali erano state distese molte castagne ricolte dalle prossime selve, e qui poste a seccare per poi ridurle [pg!179] in farina per l'alimento di tutta l'annata. Un gran fuoco però di ciocchi d'alberi in quella sera si vedeva acceso in mezzo del solaio, e un gran calderone eravi sovrapposto, tutto pieno d'erbaggi, che doveva servire con poc'altro alla cena. Il fumo, che non aveva l'uscita per entro un camino, ma solo un poco da que' graticci, si addensava talora intorno alla stanza, sicchè le pareti eran tutte annerite. Esse però cotesta sera, rischiarate da una fiamma più viva e meno ingombre di fumo, formavano il fondo di un quadro assai singolare. Vi si vedevano appesi alcuni attrezzi da cucina, e un lume a mano di ferro, dalla punta del quale usciva una piccola fiammicella. Torno torno alla stanza stavan seduti uomini e donne: e più presso al fuoco sopra una scranna a bracciali il capo della famiglia, il vecchio Pier-Antonio un po' maliscente, con gran berretto nero di lana che gli cadea da una parte: poi altri dei più anziani, chè i pochi adulti erano andati a far carbone su pe' boschi dell'Appennino. V'eran quindi le donne; a capo delle quali la Margherita consorte di Pier-Antonio: e accosto e di seguito la propria figlia Maria con le più giovani intese a filare od a torcere: più discosti infine e più presso all'uscita i garzoncelli e qualche bambino; tutta gente di parentela e del vicinato. Di quelle diverse fisonomie illuminate da una luce rossastra per la fiamma che sorgeva di mezzo, varrebbe forse a risvegliarne un'idea qualche quadro di Rembrand, o di Gherardo dalle notti. Se non che eran qui altri visi più delicati e di forme italiane.
Maria tanto spiccava su tutte l'altre per delicatezza di contorni e di carnagione, per un visino affilato e d'una soavità virginale, da non poterne offrire un tipo che in quelle madonnine di fra Paolino da Pistoia, il più celebre scolare del Della Porta. A vederla in que' poveri panni, con un sacchino rosso, un gamurrino verde di mezza lana, con sopra un grembiule di filondente, e una pezzoluccia bianca al collo; e mirar poi que' suoi occhi sì dolci, quella bionda testa sì ravviata, quella fronte serena, l'avresti detta figlia d'un conte in abito da pastora. Era già stata chiesta in isposa da Vanni di Piero dalla Sambuca, un figliuolo del più intimo [pg!180] amico che s'avesse mai Pier-Antonio. Il giovine era appunto quella sera venuto a veglia, perchè per sicuri riscontri s'attendeva di giorno in giorno Guidotto, senza il consiglio del quale i genitori non avrebbero stretto il partito.
Pensiamo dunque come rimanessero tutti, quando a sera avanzata si videro comparire nella stanza un uomo d'arme, e sotto quelle assise riconobbero Guidotto!