CAPITOLO V.

Tracce della rivoluzione.—Visita al villaggio di Asmara.—La chiesa.—Cambio dei buoi.—Sistema di fare il pane.—Godofelassi.—Un compagno ammalato.—Arrivo del corriere reale.—Lettera di re Giovanni.—Guda-Guddi.—Il campo di battaglia.—Il soldato abissinese.—Un accampamento della carovana.—Il Mareb.—Tipi che ci accompagnano.—Arrivo in Adua.—Prima impressione.

Domenica 16 alla mattina non abbiamo che 4 gradi. In una girata di caccia trovo poco da ammazzare, ma molto di ammazzato, chè le tracce delle ultime rivolte di questa provincia sono abbastanza palesi dalle ossa e dai cranii che stanno ancora sparsi sul suolo: In questa stagione tutto è arido, l'aspetto generale è desolante. Essendo questo il primo villaggio assolutamente dipendente dall'Abissinia, riceviamo una visita di un preteso direttore delle dogane che ci presenta del latte e un montone, ed assicurato da Naretti che non siamo negozianti, ma semplici viaggiatori diretti al re, ci dichiara esenti dai suoi diritti.

Più tardi vediamo avanzare al gran galoppo due cavalieri avvolti nell'elegante manto bianco tagliato da una gran striscia scarlatta, e seguiti da parecchi ragazzotti che correndo portano i loro fucili e i loro scudi. Sono messi del governatore che desidera una nostra visita, ma ce ne scusiamo per mancanza di tempo, abitando lui a circa tre ore, e Naretti gli invia in regalo un parasole e un pacco di candele.

Vado al villaggio, che è tutto bruciato e solo resta qualche misero avanzo di capanne costrutte con fango e paglia, abitato da povera gente avvilita e macilenta. Sulla vetta dell'altura è la chiesa che ottengo permesso di visitare. Per una porticina si entra in un recinto circolare che serve da cimitero, e al centro sorge la chiesa rettangolare, bassa, col tetto piatto, molto rozzamente costrutta con legni e pietre: sul davanti un corpo più stretto forma quasi un peristilo murato negli intercolonnii e racchiudente una piccola camera le cui pareti dipinte con arte assai primitiva, rappresentano episodii di storia sacra, fra cui spicca la Vergine e san Giorgio. Da questo si passa nel grande ambiente diviso da grossi pilastri in tre navate, delle quali parte della centrale è chiusa da muri e riservata alle funzioni religiose; il resto pel pubblico. Qualche messale, semplici leggii in ferro, rozzi tamburi, stavano ammucchiati in un angolo. La luce non entra che dalla porta e da alcuni buchi praticati nei muri. Fuori della chiesa ad una trave sostenuta da due tronchi, pendono legate con strisce di pelle da bue tre pietre oblunghe: sono le campane, che percosse con altra pietra producono tre suoni differenti ed acuti. È molto interessante questa costruzione per la sua originalità, e perchè tanto internamente che esternamente, colla differenza che passa fra un nano ed un gigante, presenta per altro qualche analogia cogli antichi templi egiziani.

Dovendoci qui procurare nuovi buoi, siamo obbligati di passarvi tutta la giornata sempre in continue contese.