Dado interno di chiesa cofta abissinese

Venerdì 21. Il villaggio visitato internamente è piuttosto vasto, ma meschino, senza nessuna regolarità di vie. Ogni capanna o gruppo di due o tre di esse è circondato generalmente da uno steccato; c'è pochissima vita, nessuna industria: solo alcune donne mischiando fango a sterco e paglia tagliuzzata, costruiscono dei grandi vasi a forma di botte, in cui conservano le loro provviste di grano. Sono questi assai originali e non

meno pratici: costituiti da una serie di anelli dell'altezza di circa 25 cent. ciascuno, man mano che la provvista di grano diminuisce, si vanno levando anelli, impiccolendo così il contenente e rendendo più comoda l'estrazione del contenuto.

La chiesa è originale: la croce che sta sul tetto porta agli estremi delle sue braccia delle uova di struzzo; la circonda il cimitero racchiuso da una cinta: la costruzione circolare; sul davanti la porta d'entrata: il muro esterno alto circa due metri, e concentrico a questo un altro muro, lasciando così un anello di spazio, largo un paio di metri, pel pubblico. All'interno poi, ancora in muratura, un dado di forse quattro metri di lato, riservato ai preti: le pareti tutte dipinte come si può dipingere dove l'arte è meno ancora che bambina: sulla porta l'Angelo della Giustizia, ai due lati la Vergine, san Giorgio, ornati e putti.

Vedendo i fuochi fumare pensiamo alle casseruole, e in un breve giro di caccia riportiamo una massa di piccioni, tortore, pernici di diverse e stupende qualità, e lepri. Un reggimento di ragazzetti ci seguono offrendosi a portare la caccia per avere le cartucce bruciate che per loro sono qualcosa di splendido, come curiosità e come ornamento da appendere al collo.

Mentre pranziamo alcuni bambini ci danno lo spettacolo di una finta lotta, simulando attacchi e parate con tanta maestria ed atteggiandosi con tanta eleganza e tanta disinvoltura, da ricordarci i gladiatori nel circo, mostrandoci come sia innata in questa popolazione la passione del maneggio nelle armi.

Sabato 22. Stiamo aspettando i buoi, ma arrivano invece soli i loro padroni che ci invitano a preparare le casse ben divise e legate per partire domani per tempo: per quanto strepitiamo bisogna rassegnarci alla loro volontà. Alcuni che si pretendono autorità del paese vengono di quando in quando, sempre seguiti dal servo che porta le armi, a confabulare promettendoci

la loro assistenza, ma tutto questo non per generosità loro, ma per carpire qualche regaluccio. Non ho mai visto gente più indiscreta, insistente e interessata di questa.

Una ventina di pretesi soldati, parte a piedi e parte a mulo, partono per inseguire un ladro che si dice fu visto nei dintorni: sucidi e laceri marciano nel più perfetto disordine: chi armato di fucile, chi di lancia, chi di spada, tutti poco vestiti, ma tutti diversamente vestiti, ricordavano insieme una mascherata e una compagnia di banditi.

È frequente un cespuglio spinoso, a foglia grigia, elegante, coperto da fiori gialli, e leggermente odorosi, che dal nostro dizionario pare dovrebbe essere un cheirantus.