La sola industria che abbia un certo sviluppo in paese è quella del sale, che si estrae da immensi depositi che stanno nella provincia di Sokota, e che è monopolio governativo, o meglio
reale; lo si riduce in rombi di venti centimetri di lunghezza per cinque di larghezza al centro, e tre di spessore, che sono messi in commercio e corrono come moneta, aumentandone il valore a misura che si allontana dalle miniere. Così, mentre a Sokota se ne possono avere da 25 fino a 30 per un tallero, ad Adua non se ne avevano che 18 a 20, a Gondar da 8 a 12 e nel Goggiam alle volte non se ne danno che quattro.
Del resto come moneta in paese non è noto che il tallero di Maria Teresa, e per gli spiccioli si usano i pezzi di sale o cambi di prodotti. Come misura si usano dei recipienti in legno, scavati entro un pezzo di tronco, più rozzi e certo meno precisi, ma presso a poco come si adoperano da noi per le granaglie. Per misura di lunghezza è adottata quella del braccio, dall'estremo delle dita al gomito, molto variabile quindi a seconda degli individui, ma a tali piccolezze non guardano i commercianti di questo paese.
Il sabato 8 siamo in grande aspettativa, desiderosi di assistere al primo mercato.
La mattina, la piazza o meglio lo spazio a ciò destinato, comincia a popolarsi; gente arriva da ogni lato, chi a piedi, chi colle mule, chi colla modesta aria del commerciante, chi coll'aspetto baldanzoso del compratore o del dilettante che viene a divertirsi, seguito dai suoi servi e dagli armati. Diversi capannelli si formano, parecchi gruppi cominciano a stabilirsi in diversi punti; quell'atmosfera di silenzio e di desolazione che pesa su questa disgraziata città, comincia ad essere rotta da qualche lampo di vita. Verso le dieci l'andirivieni degli accorsi ci pare abbastanza importante e noi pure scendiamo fra loro.
Comincia la noia dell'essere circondati, seguiti, assediati da una massa di curiosi che, non paghi di importunare col chiudere il passo, coi loro commenti e col tenerci fissi gli occhi, ci rivolgono domande e spingono le mani a toccarci gli abiti; ma
bisogna farvi l'abitudine e sopportare la loro oppressione con pazienza e prudenza.
Il colpo d'occhio è stupendo e per l'animazione e per l'impronta artistica e caratteristica che danno tutti questi manti dai colori vivaci, artisticamente gittati sui dorsi dalle tinte diverse, queste punte di lancie e fucili che luccicano, e parasoli e teste di cavalieri che si elevano sulla folla. L'ineguaglianza del terreno, da un lato limitato dal corso del torrente e dall'altro elevantesi verso la montagna, aggiunge ancora maggior effetto a questa scena in cui la vita ed il moto pare si consumino e si rinnovino sempre. I prodotti che si vendono sono portati da tutti i paesi circonvicini ed i rispettivi venditori si dispongono a crocchi, qualche volta riunendosi quelli provenienti dallo stesso paese, altra invece quelli che apportarono la stessa qualità di merce. Non v'hanno però in complesso grandi negozianti e non si vede ricchezza nè abbondanza; ognuno cerca di far qualche quattrino col poco che il suo campo o la sua arte primitiva gli fornirono dopo qualche mese di lavoro. Verso il fiume stanno gli animali, cavalli, muli, buricchi, buoi e capre. Desiderando fare acquisti di cavalli, il proprietario subito monta in sella, discende al torrente, risale nel campo opposto e su un piano che vi si stende comincia a galoppare e caracollare. Un altro subito gli corre appresso, gli passa vicino in segno di invito alla sfida, si fanno dei tratti alla carriera, si rivolta indietro il cavallo senza fermarlo, come nessuno oserebbe da noi, si arresta di colpo poi si riprende una sequela di volate; ritornano poi col povero animale bagnato di sudore e di sangue alla bocca. Volevamo fare qualche acquisto, ma trattandosi di vendere a dei bianchi, vorrebbero non contrattare, ma rubare, cosa che non ci accomoda punto.
1. Ombrello-baldacchino. 2. Beretto da prete in funzione.
3. Fermaglio e ornamenti diversi per abiti sacerdotali.