Grande è l'importanza della catena che abbiamo passata ieri per l'orografia d'Abissinia. Presa infatti a considerare questa in blocco, vi troviamo il gruppo del Semien e la catena del Lasta che formano da spartiacque, dando origine verso sud ai torrenti che vanno ad unirsi all'Havasch che va a scendere nelle provincie dello Scioa, e verso nord ai torrenti che vanno ad ingrossare il Nilo; questi poi possiamo dividere in due categorie, la cui distinzione è appunto dovuta alla cresta di Wogara che ieri attraversammo, e questa cioè dà luogo al versante che scende

a nord-est, le cui acque vanno a raggiungere il Taccazè, che nato nelle più alte regioni del Semien, ne gira verso nord e nord-ovest il gruppo principale, riceve nel suo corso tutti gli affluenti del versante occidentale, si unisce all'Atbara che scende dal Galabat, si fonde col Mareb, e col nome di Atbara si versa nel Nilo poco superiormente a Berber. L'altro versante che è delineato dalla costa di Wogara volge invece a sud-ovest, e le sue acque vanno a versarsi nel lago Tzana, da dove sortendo per il Nilo Azzurro, dopo non breve corso si uniscono a Cartum a quelle del Nilo Bianco, e presso Berber ritrovano le compagne che cadute forse a pochi metri di distanza sulle vette dei monti Etiopici, percorse vie quasi opposte, vengono a ritrovarsi nel più storico dei fiumi, dopo centinaia di chilometri di percorso.

Chiesa di Doquá costrutta entro mura portoghesi

Martedì 13 ci rechiamo a visitare la chiesa, interessante perchè sorge entro una costruzione antica portoghese, rettangolare, merlata, con torri agli angoli, aperture ad arco ed internamente divisa in specie di corridoi a volta. Il tutto però in rovina e credo che fra non molto si ridurrà ad un mucchio di avanzi e nulla più.

Alla partenza siamo circondati da tutte le vecchie megere del villaggio che piangono e strillano, pregandoci lasciare la vacca che ieri sera ci hanno offerto e che per loro è preziosa; ma Naretti impassibile non cede, malgrado i nostri suggerimenti, e il magro animale segue la carovana bastonato ad ogni passo da un servo. Proseguiamo verso ovest, poi giriamo a sud-ovest; ritorna il carattere delle alture abissinesi a profilo orizzontale e scendenti a scaglioni simili a fortificazioni; poca vegetazione, pascoli meno verdeggianti e poche acacie. In un immenso bacino, sui pendii delle alture che lo determinano sono sparsi parecchi villaggi, e al centro sorge un'altura isolata, quasi un cono tronco. Al vertice scorgiamo un insolito movimento, molte persone incontriamo per via, molti gruppi troviamo fermi sotto le acacie

ombrellifere, artisticamente disposti con donne accovacciate, buricchi carichi coi soliti involti di pelle, cavalli originalmente bardati, servi con fucili e lance e scudi.

È il mercato settimanale che si tiene qui sopra, come punto centrale ai villaggi del bacino nel quale ci troviamo. Attraversiamo il mercato che non ha che sale, pelli, bestiame, qualche tessuto del paese, e ai piedi del versante opposto dell'altura troviamo fatto il nostro accampamento. Il posto è detto Ciambilghé, a 2700 metri. Vengono parecchi capi e grandi dei villaggi circostanti a fare discussioni e offerte che poi all'atto pratico si riducono, come di solito, a ben poca cosa o a nulla affatto.

Richiedono gli Abissinesi che i talleri abbiano le perle del diadema e del fermaglio alla spalla nell'effige di Maria Teresa, molto visibili, più pretendevano nel Tigrè che fossero nuovi, lucenti. Qui mandiamo i servi al mercato per fare qualche acquisto, ma se ne tornano a mani vuote, dicendo che si credono i talleri falsi e fabbricati da noi perchè troppo puliti.

Non ebbimo che accendervi vicino un po' di polvere per renderli forse non apprezzabili da un nostro antiquario, ma accettabili da questa brava gente che si trovò pienamente soddisfatta degli stessi talleri che rimandammo dopo due minuti.