Mercoledì 25. Alle nove lasciamo questa poco simpatica residenza, e volgiamo a nord-est, attraversando continuamente pianure coltivate, alternate a colline, coperte da folta vegetazione; paesaggio

in complesso bello e grandioso. Alle due ci si presenta il Gondar disteso sui versanti di un'altura, ai piedi della quale sorge una borgata abitata da mussulmani, e il ciglio è coronato da un ammasso di costruzioni alte e rettangolari, dall'aspetto di castelli, di torri, di mura merlate; sono gli avanzi dei palazzi portoghesi.

Gondar, l'antica capitale dell'impero, sorge a 12°, 36' lat. settentrionale e 35°, 11' long. est, e l'altura che gli è per così dire base, è bagnata da due corsi d'acqua, l'Anguereb all'est e il Kaha all'ovest, che a poca distanza si riuniscono e vanno a versare le loro acque nel lago Tzana. L'attuale città non differisce punto da tutti gli altri villaggi d'Abissinia, sia pel genere delle costruzioni, sia per l'irregolarità e il sudiciume delle vie; solo la popolazione non è molto agglomerata, le capanne divise a diversi gruppi, lasciando così molti spazii liberi che potrebbero dirsi piazze, e permettendo che molte piante vi possano così allignare. È la città della fede per eccellenza, chè oggi vi si contano quarantaquattro chiese che come edificio non offrono nulla di rimarchevole, ma riposano sempre all'ombra di grossi alberi. Il quartiere più ordinato e pulito è quello che sta al basso, riservato ai mussulmani e per questo chiamato Bet-islam; vi godono di piena libertà e sicurezza, ma non hanno facoltà di erigervi moschee. La cosa più attraente di Gondar sono certamente le rovine che si distendono ad occupare tutta la parte superiore dell'altura. Le costruzioni sono opera dei Portoghesi e datano dal secolo decimosesto; sono tutte racchiuse entro una cinta ovale, in parte merlata, che di quando in quando offre larghe aperture con arcate.

Gli edificii sono parecchi, in parte isolati e in parte collegati fra loro; tutti rettangolari, cogli angoli spesso terminati a torri quadrate o circolari. Il tempo e lo spirito devastatore hanno molto distrutto, ma in alcuni, e in quello detto il palazzo dell'Imperatore

che è anche il più vasto, si conservano ancora perfettamente le scale, alcune porte, soffitte, e vi si vedono le aperture dei trabochelli che nei pavimenti o negli spessori delle mura portano dai piani superiori ai sotterranei. Tutto porta traccie dell'incendio che fu uno degli ultimi sfoghi delle pazzie e degli spiriti perversi di re Teodoro. Le principali mutilazioni di questi monumenti storici sono però dovute alla madre di ras Ali, la rinomata Iteghè Menéne, che, furiosa dell'impopolarità della sua famiglia, volle distruggere parte di questi edificii, dicendo: dacchè non dobbiamo lasciare monumenti del nostro potere, è inutile che lasciamo sopravvivere quelli degli altri.

La nessuna proprietà, in generale, dei terreni, la facilità del costruirsi le abitazioni, la mancanza di suppellettili da trasportare, forse il poco attaccamento alla casa paterna che è nel carattere delle popolazioni, le continue guerre che trascinano vagabonda pel paese gran parte delle sue genti, e cento altre cause forse, rendono difficile lo stabilire una cifra di censimento per gli abitanti di una città. Così per Gondar vediamo Bruce stimarne la popolazione fino a 30,000 anime, D'Abbadie a circa 12,000, e Rüppel che vi fu a non grande distanza da quest'ultimo a 6,000. A me dissero 8,000; lo ripeto senza farmene per nulla responsabile, tanto più che un altro Abissinese è capacissimo di dirvi la metà o il doppio. Gondar è sempre la città commerciale per eccellenza in Abissinia, e per tradizione e per la sua posizione, facendovi punto le carovane che provengono dal Goggiam coi prodotti delle provincie Gallas, e da qui partendo per le diverse vie di Adua e Massaua, oppure Metemma e quindi Cartum o Suakin per Kassala.

M'avrebbe interessato assai di fermarmi qualche tempo a vivere della vita abissinese e visitare un po' minutamente le rovine portoghesi, ma le maledette piogge parevano dirci: avanzate, avanzate, che siete agli ultimi, e la mattina del giovedì 26

rimontammo quindi a mulo per metterci seriamente sulla via del ritorno.

Rovine degli antichi palazzi portoghesi a Gondar