Appena rifornita la carovana dei quadrupedi necessarî, si decide la partenza che ha luogo infatti il giorno 14. Ci avviamo alle catene di montagne verso nord-est, e circa un'ora dopo usciti da Adua siamo richiamati da voci che si trasmettevano l'un l'altro gli avanzi della retroguardia di Ghedano Mariam, che stavano disordinatamente sparsi lungo tutta la via. Ci fermiamo, è l'arrivo di un corriere da Debra-Tabor con lettere nostre e una del re relativamente al nostro imprigionamento: è semplice, cordiale, schietta come usa re Giovanni, e ne trascrivo la traduzione: la lettera autografa era in Amarico e Maderacal vi aveva unita la traduzione in francese:
«Scritto del re dei re, Giovanni d'Etiopia, e tutta la sua dipendenza.
«Signor Matteucci, capo della spedizione commerciale italiana e suoi compagni.
«Io vi presento i miei complimenti a tutti: dacchè ci siamo separati, io e la mia armata fummo bene in salute, grazie a Dio.
«Ho inteso il male che ras Area vi ha fatto. Ciò non è contro tutti voi, ma contro me stesso: egli lo ha fatto per scontentarmi
di lui. Egli mi scrisse, sono ammalato, mandatemi il dottore, ed io vi pregai nel vostro ritorno di andarlo a vedere: voi mi rispondeste sì. Voi avevate la mia lettera, malgrado questo vi ha fatto tal male: egli ha una malattia al cervello o qualcosa altro di male nella sua salute: egli non è molto bene. Io so che il pensiero dei cristiani è vasto e vi prego di lasciar questo fatto nel profondo del vostro cuore.
«Voi avete sofferto per me, io vi ricompenserò.
«Il 2 luglio 1879.»
Credo che re Giovanni non poteva essere più gentile con noi nè far di più per farci dimenticare un cattivo quarto d'ora passato nel suo regno, e diede così ancora una conferma alla stima ed all'amicizia, che conoscendolo avevamo concepito per lui. Certo non può avere gran istruzione, non conoscendo altre lingue che la sua e non avendo mai messo piede fuori dai confini dei suoi Stati, ma ha un fondo di serietà, di onestà, di delicatezza di sentimenti, una finezza di intuizione, una dose di ingegno naturale, come è raro assai di trovare fra i suoi. V'ha chi nasce col genio della musica, chi con quello delle matematiche, chi con quello della letteratura, e Giovanni Kassa, bisogna pur dirlo, nacque col genio d'esser re d'Etiopia, e da piccolo principe seppe infatti diventarlo, sa reggersi bene sul trono ed è certo fra tutti gli Abissinesi quello che più lo merita.
Potessero i suoi sudditi assorbire un pochino del suo buon senso, tenersi in pace e capire qualcosa dei beneficii della civiltà, smettendo cento pregiudizii inveterati, e il paese si vedrebbe in poco tempo farsi fiorente.