Finalmente il cattivo funzionamento dell’arte adduce questa quinta conseguenza, che l’arte cattiva che fiorisce tra le nostre classi superiori le pervertisce direttamente col suo potere di contagio artistico, e rafforza in essa i sentimenti più detestabili per la felicità degli uomini, quelli della superstizione, del patriottismo, e della sensualità.

È l’arte che, nel nostro tempo, contribuisce di più a pervertire gli uomini in ciò che riguarda la questione più importante della loro vita sociale, voglio dire la questione dei rapporti sessuali. Sappiamo tutti e da noi stessi e per i parenti, a quali terribili sofferenze morali e fisiche, a quale inutile sperpero di forze, s’espongono gli uomini per il solo eccesso del desiderio sessuale. Dacchè mondo è mondo, dai tempi della guerra di Troia, cagionata dalla passione sessuale, sino ai suicidii e ai delitti passionali di cui sono zeppe le nostre gazzette tutti i giorni, tutto ci prova l’azione nefasta di questa passione, che è senza fallo la sorgente principale delle disgrazie umane.

Cionondimeno che cosa vediamo? Vediamo tutta l’arte, sia contraffatta, sia genuina, salvo rare eccezioni, consacrata unicamente a descrivere, a rappresentare, a stimolare le diverse forme dell’amore sessuale. Ci basti rammentare tutti i romanzi lussuriosi di cui è piena la nostra letteratura, tutti i quadri e tutte le statue in cui si mostra nudo il corpo della donna, e tutte le imagini oscene che s’incollano sui muri come affissi, e quella quantità innumerevole d’opere, d’operette, di canzoni, di romanze, da cui siamo circondati! L’arte contemporanea non ha davvero che un solo oggetto definito: eccitare e diffondere, più che si possa, la depravazione.


Tali sono, se non tutte, almeno le più gravi conseguenze di questo pervertimento dell’arte che s’è compiuto nella nostra società. E così, ciò che ora chiamiamo arte, non solo non contribuisce al progresso del genere umano, ma piuttosto ha per effetto, più che tutto il resto, di distruggere la possibilità del bene nella nostra vita.

E così la questione che s’offre fatalmente all’intelletto d’ognuno che pensi, quella che mi sono proposta al principio del mio libro, la questione di sapere se è giusto sacrificare a ciò che vien detto arte, il lavoro e la vita di milioni d’uomini, tale questione riceve una risposta formale; no, ciò non è giusto, ciò non dovrebbe essere. Questa è ad un tempo, la risposta della sana ragione e del senso morale non pervertito. E se si proponesse la questione di decidere se valga di più per il nostro mondo cristiano perdere tutto ciò che oggi si chiama arte, falsa e vera che sia, o perdere tutto il bene che esiste al mondo, credo che l’uomo ragionevole e morale non potrebbe far a meno di rispondere a questa questione, come vi rispose Platone nella sua Repubblica, e come vi risposero tutti gli educatori religiosi dell’umanità, cristiani e maomettani, cioè di proclamare che è meglio rinunziare a tutte le arti, che mantenere l’arte o la contraffazione dell’arte oggi esistente, la quale ha per effetto di depravare gli uomini. Del resto questa per fortuna è una questione superflua, perchè l’arte vera non ha da far nulla colla pretesa arte d’oggigiorno. Ma ciò che possiamo e dobbiamo fare noi che ci lusinghiamo d’essere uomini colti, noi che per la nostra condizione possiamo intendere il senso delle diverse manifestazioni della nostra vita, è di riconoscere l’errore in cui ci troviamo e di non soggiacervi, ma di cercare il mezzo di liberarcene.

Capitolo XVII. Possibilità d’un rinnovamento artistico.

Lo stato di menzogna, in cui è caduta l’arte della nostra società, deriva da questo: che gli uomini delle classi superiori si sono messi a vivere senza alcuna fede, sforzandosi di sostituire alla fede mancante, gli uni l’ipocrisia, al punto da dichiarare che credono ancora alle forme della loro religione, gli altri un’audace professione della loro incredulità, altri ancora uno scetticismo raffinato, altri un ritorno all’adorazione dei Greci per la bellezza. Ma con qualunque mezzo questi uomini si sforzino di mantenere e di giustificare i loro privilegi, cioè la separazione della loro classe delle altre, sono costretti per amore o per forza di riconoscere che da tutte le parti intorno a loro, consciamente e inconsciamente, la verità si fa strada, quella verità cristiana che consiste a non concepire la felicità degli uomini che nell’unione e nella fratellanza.

Inconsciamente, questa verità si fa strada coll’aprirsi di nuove vie di comunicazione, il telegrafo, il telefono, la stampa, tutte invenzioni che tendono sempre più a stringere tra di loro tutti gli uomini; coscientemente, si manifesta collo scomparire delle superstizioni che separavano gli uomini, coll’espressione della fratellanza ideale, e anche con le poche opere d’arte del nostro tempo che sono buone e vere.

L’arte è un organo morale della vita umana, e, come tale, non può essere intieramente distrutta. Quindi, nonostante tutti gli sforzi degli uomini delle classi superiori per nasconderci l’ideale religioso di cui vive l’umanità, questo ideale si fa sempre più chiaro per gli uomini, e trova sempre più spesso l’occasione d’esprimersi, anche in mezzo alla nostra società pervertita, tanto nella scienza quanto nell’arte. Infatti l’arte stessa comincia a distinguere il vero ideale del nostro tempo e a dirigersi verso di esso. Da una parte, le opere migliori degli artisti contemporanei esprimono dei sentimenti d’unione e di fraternità fra gli uomini (per esempio gli scritti di Carlo Dickens, di Vittor Hugo, di Dostoievsky, i quadri dei Millet, di Bastien-Lepage, di Jules Breton e di altri); d’altra parte ci sono oggidì degli artisti che cercano d’esprimere dei sentimenti più generali, più universali che sia possibile. Il numero di questi artisti è ancora ristretto, ma sembra che si cominci a intendere la loro utilità. Debbo aggiungere che, in questi ultimi tempi, si sono moltiplicati i tentativi d’imprese artistiche popolari, edizioni di libri, concerti, teatri, musei, ecc. Tutto ciò è ancora molto lontano da quello che dovrebbe essere; ma si può già discernere la direzione che prenderà l’arte per rimettersi nella via che le appartiene.