La scienza essendo intesa come è intesa oggi, quali sentimenti può mai destare che l’arte alla sua volta possa trasmetterci? La prima sezione di questa scienza provoca dei sentimenti retrivi, antiquati, fuori d’uso, e cattivi per il nostro tempo. E l’altra sezione tutta consacrata allo studio di soggetti che non hanno rapporto colla vita degli uomini, è di sua natura incapace di fornire materia all’arte. E così avviene che l’arte del nostro tempo, per essere arte vera, deve aprirsi la via da sè, a dispetto della scienza, oppure mettere a profitto gl’insegnamenti d’una scienza che il nostro mondo non ammette, d’una scienza rinnegata e respinta dalla parte ortodossa della scienza. È a questo partito che l’arte si trova ridotta, quando si dà pensiero di compiere la sua funzione.

Almeno conviene sperare che un lavoro simile a questo che io ho tentato per l’arte sarà intrapreso, un giorno o l’altro, rispetto alla scienza; un lavoro che proverà agli uomini la falsità della teoria della scienza per la scienza, che mostrerà loro la necessità di riconoscere la dottrina cristiana nel suo vero senso, e che appoggiandosi su questa dottrina, insegnerà loro a valutare in un modo nuovo l’importanza delle cognizioni di cui ora siamo fieri in modo così ridicolo. Possano allora gli uomini riconoscere quanto sono secondarie e insignificanti le cognizioni sperimentali, e quanto essenziali e importanti le cognizioni religiose, morali, e sociali! Possano capire che queste cognizioni primordiali non devono essere lasciate, come lo sono ora, sotto la tutela e alla discrezione delle classi ricche, ma che devono al contrario essere rimesse nelle mani di tutti gli uomini liberi e amanti della verità, i quali, spesso in contraddizione colle classi ricche, cercano il destino reale della vita! Possano le scienze matematiche, astronomiche, fisiche, chimiche e biologiche, come pure la scienza applicata alla medicina, non essere più insegnate che nella misura in cui contribuiranno ad affrancare gli uomini dagli errori religiosi, giuridici e sociali, nella misura in cui serviranno al bene di tutti gli uomini, e non più d’una sola classe privilegiata!

Solo allora la scienza cesserà d’essere ciò che è ora, cioè da una parte un sistema di sofismi destinati a mantenere un organismo sociale decrepito, dall’altra un ammasso informe di cognizioni, in gran parte poco utili o anche assolutamente inutili. Solo allora essa diventerà ciò che deve essere, un tutto organico, avente uno scopo determinato e comprensibile per tutti gli uomini, cioè d’introdurre nella coscienza umana le verità che derivano dall’idea religiosa d’un’epoca.

E soltanto allora l’arte, sempre dipendente dalla scienza, ridiventerà ciò che può e deve essere, un organo imparentato con quello della scienza, ugualmente importante per la vita e per il progresso degli uomini.


L’arte non è un godimento, un piacere, nè un divertimento; l’arte è una grande cosa. È un organo vitale dell’umanità, che trasporta i concetti della ragione nel dominio del sentimento. Nel tempo nostro il concetto religioso degli uomini ha per centro la fratellanza universale e la felicità nell’unione. La vera scienza deve dunque insegnarci le diverse applicazioni di questo concetto alla vita; e l’arte deve trasportare questo concetto nel dominio dei nostri sentimenti.

Così l’arte ha dinanzi a sè un cómpito immenso: coll’aiuto della scienza e sotto la guida della religione deve fare in modo che quell’unione pacifica degli uomini, che ora non s’ottiene che con mezzi esteriori, tribunali, polizia, ispezioni, ecc., possa effettuarsi per il libero e gioioso consenso di tutti. L’arte deve sopprimere nel mondo il regno della violenza e della coercizione.

Ed è un cómpito a cui essa sola può soddisfare.

Essa sola può ottenere che i sentimenti d’amore e di fratellanza, oggi solamente accessibili agli uomini migliori della nostra società, diventino sentimenti costanti, universali, istintivi in tutti gli uomini. Eccitando in noi, coll’aiuto di creazioni imaginarie, i sentimenti della fratellanza e dell’amore, può avvezzarci a provare gli stessi sentimenti nella realtà, può assestare nell’anima umana delle rotaie, sulle quali oramai scorrerà la vita, sotto la guida della scienza e della religione. E unendo gli uomini più diversi in comunanza di sentimenti, sopprimendo le distinzioni tra di loro, l’arte universale può preparare gli uomini all’unione definitiva, può dimostrar loro, non col ragionamento, ma per mezzo della vita stessa, la gioia dell’unione universale, al di là delle barriere imposte dalla vita.

L’uffizio dell’arte nel tempo nostro è di trasportare dal dominio della ragione in quello del sentimento questa verità: che la felicità degli uomini sta nella loro unione. È l’arte sola che potrà fondare sulle rovine del nostro regime presente di violenza e di coercizione, quel regno di Dio che si presenta a noi tutti come il termine più alto della vita umana.