La teoria dell’arte per l’arte sostiene che l’arte consiste nell’occuparsi di tutti i soggetti che fanno piacere; la teoria della scienza per la scienza sostiene che la scienza consiste nell’insegnare tutti i soggetti interessanti.

E così accade che, delle due sezioni della scienza che s’insegnano agli uomini, l’una invece d’insegnare come gli uomini dovrebbero vivere per effettuare il loro destino, predica la legittimità e l’immutabilità d’un modo di vita menzognero e funesto, mentre l’altra sezione, quella delle scienze sperimentali, s’occupa di quistioni di pura curiosità, o anche di piccole invenzioni pratiche.

E di queste due sezioni della scienza contemporanea, la prima è cattiva non solo perchè intorbida la mente degli uomini e dà loro delle idee false; è pur cattiva per il fatto solo della sua esistenza, e perchè occupa il posto che dovrebbe occupare la scienza vera. E la seconda sezione, quella appunto di cui oggi la scienza insuperbisce, è cattiva, perchè svia l’attenzione degli uomini dagli obbiettivi veramente importanti, volgendola verso ricerche inutili; ed è anche cattiva perchè nell’organismo sociale che è legittimato e sostenuto dalle scienze della prima sezione, la maggior parte delle invenzioni tecniche della scienza sperimentale servono non già alla felicità, ma all’infelicità degli uomini.

Soltanto gli uomini che hanno dedicato la loro vita a questi studi inutili, possono continuare a credere che le scoperte e le invenzioni che si compiono nel dominio delle scienze sperimentali siano cosa veramente importante e profittevole. E se costoro lo credono, egli è perchè non guardano dintorno a sè, e non vedono ciò che è veramente importante. Basterebbe che alzassero il capo dal loro microscopio, attraverso il quale osservano tutte le materie che studiano; basterebbe che volgessero gli sguardi intorno a sè per vedere quanto siano vane tutte quelle cognizioni da cui ricavano una vanità così ingenua, in confronto di quelle altre cognizioni alle quali abbiamo rinunziato per rimetterle nelle mani dei professori di giurisprudenza, di finanza, d’economia politica, ecc. Basterebbe che volgessero un’occhiata intorno a sè per vedere che l’oggetto importante e proprio della scienza umana non dovrebbe essere d’imparare ciò che, per caso, è interessante, ma d’imparare in che senso deve essere diretta la vita dell’uomo, d’imparare quelle verità religiose, morali, sociali senza di cui tutta la nostra così detta conoscenza della natura non può esserci che inutile o funesta.

Noi siamo contentissimi e fierissimi che la nostra scienza ci offra la possibilità di trar partito dalla forza del vapore a profitto dell’industria, o, se volete, che ci conceda di scavare delle gallerie nel fianco dei monti. Ma come non pensiamo che codesta forza del vapore non l’adoperiamo per il benessere degli uomini, ma solo per arricchire un piccolo numero di capitalisti? Questa stessa dinamite, che ci serve ad aprire i tunnel, come mai non pensiamo che non è impiegata principalmente a scavar delle gallerie, ma bensì a procurare la distruzione delle vite umane, come stromento terribile per quelle guerre che ci ostiniamo a considerare come indispensabili, e alle quali non cessiamo di prepararci?

E se anche è vero — cosa che resta ancora da dimostrare — che la scienza ora sia giunta a impedire la difterite, a spianare le gibbosità, a guarire la sifilide, a compiere delle operazioni straordinarie, ecc., nemmeno in ciò possiamo trovare di che inorgoglirci per poco che vogliamo pensare alla vera funzione della scienza. Se la decima parte delle forze che si spendono ora a studiare argomenti di pura curiosità o piccole invenzioni pratiche, fosse impiegata nella vera scienza, che ha per oggetto la felicità degli uomini, vedremmo sparire almeno la metà di quelle malattie che oggidì ingombrano le cliniche e gli ospedali; non vedremmo, come ora, dei ragazzini condannati all’etisia e al rachitismo dal regime delle fabbriche, non vedremmo la mortalità dei bambini superare, come ora, il cinquanta per cento, non vedremmo delle generazioni intiere immolate alle malattie, non vedremmo la prostituzione, non la sifilide, non le guerre, che sono l’eccidio di milioni d’uomini, non vedremmo tutte le mostruosità di sciocchezze e di patimenti che la scienza contemporanea osa ritenere come condizioni inevitabili della vita umana!

Ma il nostro concetto della scienza è pervertito a tal segno che gli uomini del nostro tempo troveranno strano che si parli loro di scienze capaci di diminuire la mortalità dei bambini, di sopprimere la prostituzione, la sifilide, la degenerazione, la guerra. Siamo giunti ad imaginarci che non c’è scienza se non quando un uomo, in un laboratorio, versa un liquido da un provino in un altro, guarda attraverso a un prisma, tortura delle rane o dei conigli, oppure anche svolge da una cattedra una matassa di frasi sonanti e stupide — che del resto non cerca di capire nemmeno egli stesso — sui luoghi comuni della filosofia, della storia, del diritto, dell’economia politica, e tutto ciò per il solo fine di provare che quello che è deve essere sempre.

Eppure la scienza, la vera scienza, la sola che meriterebbe la considerazione concessa oggigiorno alla sua contraffazione, la vera scienza consisterebbe nel riconoscere a che cosa dobbiamo credere e a che cosa non dobbiamo credere, come dobbiamo e come non dobbiamo condurre la nostra vita, come fa d’uopo allevare i figli, come possiamo trar partito dai beni della terra senza schiacciare per ciò delle altre vite umane, e quale deve essere la nostra condotta riguardo agli animali, senza contare molte altre questioni ugualmente importanti per la vita degli uomini.

Tale è sempre stata la vera scienza; e tale dev’essere. Ed è questa scienza che sola corrisponde alla coscienza religiosa del nostro tempo; ma essa si trova, da un lato, negata e combattuta da tutti gli scienziati che lavorano a mantenere l’ordine sociale presente, e dall’altro è ritenuta vana, sterile, antiscientifica dagli infelici la cui intelligenza s’è atrofizzata nello studio delle scienze sperimentali.