Un albore magico circondava le montagne; si distingueva il sentiero, le macchie apparivano compatte e rotondeggianti come greggie nere; e nel silenzio immenso vibrava solo il singulto prolungato del cuculo.
Costantino mangiò e bevette; poi si arrovesciò sul ciglione e per un momento smarrì lo sguardo nella solitudine profonda di quella grande strada chiara che solcava il cielo. Poi chiuse gli occhi, provando il benessere del cibo, del vino e del riposo, e si sentì allegro come al principio del viaggio.
Ed ecco, appena chiusi gli occhi, rivide i suoi compagni di pena, e provò la sensazione fisica di trovarsi ancora a lavorare le scarpe. E sentì una gioia infantile pensando alle cose che aveva da raccontare ai suoi amici d'Orlei. Bisognava alzarsi, riprendere il viaggio, arrivar presto.
— Ora mi alzo e vado, — pensò, ma tosto rispose a sè stesso come un bambino imbizzarrito: — no, niente, rimango qui, dormo qui; ho sonno. No, bisogna andare, — riprese con pensiero vago, — Isidoro Pane m'aspetta. Gli dirò: eh, quanta gente ho conosciuto! Ho veduto il mare, ho un amico che si chiama il maresciallo Burrai, che mi farà dare un posto di calzolaio nella casa del re. Ecco, ora mi alzo e vado... vado... vado...
Ma non si mosse. Visioni confuse passarono davanti alla sua mente. Il re di picche cavalcava un asino e attraversava quella grande strada deserta tracciata sul cielo. Ad un tratto gittò uno, due, tre gridi, chiamando Costantino, che aperse un occhio velato, lo richiuse, lo tornò ad aprire.
— Stupido, è il cuculo, — pensò il viandante, — vado, sì... vado, vado...
Quando si svegliò, la luna già alta guardava sulle montagne, prona come un volto luminoso sul cielo di velluto argenteo. Con la sua luce azzurrognola calava la rugiada. Ombre immense come grandiosi veli neri coprivano certi fianchi delle montagne; ma ogni rupe, ogni macchia, ogni fiore, si disegnava nettamente sul terreno ove la luna batteva. Il cuculo ripeteva sempre i suoi gridi sottili e metallici come lame d'acciaio.
Costantino rabbrividì, si sentì umido di rugiada, s'alzò e sbadigliò: l'ahaa — prolungata del suo sbadiglio risuonò nel grande silenzio.
Il viandante guardò il cielo per indovinar l'ora; la stella, cioè Diana, non mostrava ancora al disopra del mare il suo grande smeraldo dorato. L'alba quindi era lontana e Costantino si rimise in viaggio, con la speranza di arrivare al paese prima che la gente si svegliasse.