— Ecco, voi non mi riconoscevate! — disse Costantino, liberandosi della sua bisaccia. — Io lo sapevo.
Anche la sua voce ed il suo accento erano cambiati. Dopo il freddo, dopo la pietà, zio Isidoro provò un senso di soggezione.
— Perchè sei vestito così? Tu potevi attendere a Nuoro: io ti avrei portato il costume. Ed anche il cavallo. Sei tornato a piedi?
— No. San Francesco mi ha prestato il suo cavallo. Ecco, cosa fate, zio Isidoro? Io il caffè non lo voglio. Avete dell'acquavite?
Il pescatore, che si era messo a scoprire il fuoco, si rialzò turbato, confuso di non poter offrire altro che un po' di caffè.
— Io non sapevo... — disse, aprendo le mani, — ma aspetta, vado subito... Ecco, ti aspettavo e non ti aspettavo... — e s'avviò per uscire.
— Dove? Dove? — esclamò l'altro, rattenendolo. — Non voglio niente. L'ho detto per ischerzo. Sedetevi qui.
Isidoro sedette, cominciò a guardare timidamente Costantino, poi a poco a poco si fece coraggio e gli palpò i pantaloni, vicino al ginocchio, chiedendogli se rimaneva vestito così.
Dalla porta spalancata penetrava la luce dell'alba, ed il viso di Costantino appariva grigio e disfatto.
— Io rimarrò vestito così, sì, — disse, e rise ancora di quel cattivo riso. — Tanto dovrò andarmene fra poco.