— Tu dovrai andartene? Oh, e dove?

— Io ho conosciuto tanta gente, — cominciò Costantino, come recitando una lezione. — Eh, c'è della gente che mi aiuterà. Cosa volete che faccia qui?

— Ebbene, tu farai il calzolaio. Non mi hai scritto che volevi far ciò?

— Io conosco un maresciallo chiamato Burrai (per Costantino il re di picche era sempre un maresciallo). Egli ora vive a Roma e mi ha scritto. Egli mi farà dare un posto da calzolaio nella casa del re.

Zio Isidoro lo guardò con occhi pietosi. Ah, il disgraziato era un altro, era un altro!

— Perchè parla così, perchè dice sciocchezze, mentre abbiamo tante cose sanguinanti di cui parlare? — si domandò zio Isidoro.

Ma gli parve che Costantino fingesse, che si avvolgesse in un velo di falsa indifferenza. Ma perchè? Se non si apriva con lui, con chi si sarebbe aperto?

— Ecco, parliamo d'altro ora; parleremo poi di ciò, — disse. — Ma davvero, perchè non vuoi un po' di caffè? Ti farà bene.

— Di che volete parlare, dunque? — rispose l'altro con la sua voce monotona. — Io lo sapevo, che vi sareste meravigliato se non piangevo. Ho pianto tanto che non ne ho più voglia. Eppoi me ne andrò: non è possibile restar qui, dopo aver varcato il mare. Ebbene, datemi pure un po' di caffè. Ma chi è che passa? — disse poi, animandosi nell'udire un passo nella spianata. — Non voglio che mi vedano! — S'alzò e socchiuse la porta.

Quando si volse aveva il viso mutato, ed un tremito gli agitava il mento. Disse con voce sottile, sempre più sottile: