L'avvocato mosse una mano accennandogli di calmarsi; il presidente sollevò le sopracciglia come per dire: — ma se egli lo ha detto cento volte; è colpa nostra se non possiamo crederci? — e un singulto di donna fremette per la sala.
Era Giovanna che piangeva: zia Bachisia la trasse fuori riluttante e piangente, e tutti, tranne il pubblico ministero, diedero uno sguardo alla lotta delle due donne.
Poco dopo la Corte si ritirò per deliberare.
Zia Bachisia, seguita da due compaesani, trasse Giovanna sulla piccola piazza, ed invece di confortarla si mise a sgridarla. Che era pazza del tutto? Voleva che la cacciassero via con la forza?
— Se non stai zitta ti dò tanti pugni, in fede mia, — concluse.
— Mamma mia, mamma cara, — singhiozzava l'altra, — me lo condannano, me lo perdono, che essi siano maledetti, ed io non posso far nulla, io non posso far nulla...
— Cosa volete farci? — disse un compaesano. — Non potete far nulla come è vero che son vivo. Abbiate pazienza. E del resto aspettiamo ancora un po'...
In quel momento apparvero tre figure nere, una delle quali rideva e zoppicava. Era Paolo Porru fra due giovani preti suoi amici.
— Eccola là, — disse lo studente. — Pare glielo abbiano già condannato.
— In mia coscienza, osservò uno dei preti — pare davvero una puledra: e dà anche dei calci, pare...