— Oh, io mi arrangerei in quanto a ciò...
— Bene, bene, ma io non posso.
Costantino prese un'aria desolata e per poco non si mise a piangere; poi si confessò, chiese se non era meglio intitolar la lauda ai Santi Pietro e Paolo, che erano stati carcerati, e chiese perdono al confessore se aveva osato fare quella tal domanda.
Il giovane cappellano diede l'assoluzione, e pregò a lungo ad alta voce, mentre il condannato pregava silenziosamente: poi si passò una mano sul capo e disse, piano, lentamente:
— Sentite. Scrivete pure la lauda, se vi riesce. E fate da bravo.
Un impeto di gioia assalì il condannato; e da quel momento egli non ebbe altro pensiero che di riuscire a scriver la lauda.
— Io ho studiato, — disse al guardiano, — ma so fare anche le scarpe. Volete che ve ne faccia un paio? O ve ne accomodi...
— Tu desideri qualche cosa, — rispose l'ometto, in napoletano. — Tu non puoi far niente.
— Siate buono, zio Serafino. Pensate all'anima immortale.
— Io penso all'anima, ma ti ho già detto che non sono tuo zio. Tu hai ammazzato tuo zio.