— Una profonda corruzione rode quasi tutti i condannati, molti dei quali sono veri delinquenti rotti ad ogni vizio. L'aria stessa è pestifera. L'uomo che viene tolto dalla società, privato della libertà, nel luogo del castigo s'infracidisce completamente, perde ogni avanzo di senso morale, diventa bugiardo, vile, feroce, corrotto fino all'incoscienza della corruzione.

E gli raccontava cose spaventevoli.

— Secondo me, — proseguiva, — di onesti qui dentro ci siamo noi due, il Collo d'anitra e il Delegato. Tutti gli altri sono delinquenti. Guardati da loro, Costantino, caro compatriota; questo è un covo di banditi peggiori di quelli che io ho mandato a farsi benedire.

Talvolta Costantino si spaventava, pensando che se la sua onestà rassomigliava a quella del re di picche c'era poco da stare allegri. Collo d'anitra, poi, era uno studente siciliano, tisico, coi capelli bianchi, un collo lungo e un corpo da fanciullo. Leggeva sempre, era d'aspetto timido, non parlava quasi mai, ma s'abbandonava qualche volta a eccessi di collera violenta, per cui doveva subire gli amplessi di Ermelinda, come i condannati chiamavano la camicia di forza. Aveva ammazzato un professore. Anche il Delegato era meridionale, condannato per ricatto; sembrava un gentiluomo, con un gran petto sporgente e una nobile testa con un gran naso greco e il labbro inferiore sporgente e spaccato. Un'aria di sdegno gli animava il viso: ad avvicinarlo invece era affabilissimo, servile. Anch'egli, a suo dire, contava grandi e potentissime protezioni, ma era anche perseguitato da persone altolocate, e specialmente da un ministro.

Da qualche tempo, dopo aver letto varii libri di scienza, prestatigli dallo studente, s'era accinto a scrivere una grande opera scientifica, poichè anche egli apparteneva all'ufficio degli scrivani e poteva lavorare segretamente per conto suo.

Il re di picche ne diceva meraviglie.

— Ecco, — raccontava a Costantino. — Quell'uomo lì sarà la nostra fortuna. Ci scriviamo ogni giorno ed abbiamo un frasario convenuto. Ma dobbiamo esser cauti, altrimenti guai, rovineremmo tutta l'opera sua, la quale è una vera scoperta scientifica. Posso dirtene i sommi capi. — Come si è formata l'atmosfera: cioè l'aria. — Come si è formato l'oceano, cioè tutti i mari. — Origine del mondo organico. — Dimostrazione ragionata dell'esistenza d'un continente primordiale nella plaga centrale dell'oceano Pacifico. — In questo continente avrebbe avuto origine l'umanità, la cui infanzia si sarebbe svolta in quelle regioni tropicali. — Immigrazione nell'Africa e nell'Asia. — Scomparsa di questo continente per opera di un grande cataclisma. — Identificazione di questo cataclisma col diluvio biblico. — Emersione degli altri continenti. — Poi: Fine dell'atmosfera. — Fine dell'oceano. — Fine della luna. — Fine della terra.

— E fine della reclusione? — chiese sorridendo Costantino, che ne capiva poco, e credeva che il re di picche al solito raccontasse fandonie.

Ma l'altro aveva bisogno d'esser ascoltato e proseguiva tranquillo:

— Aspetta. Gli altri capitoli sono: ampliamento della dottrina evoluzionista oggi accettata. — Evoluzione della nostra specie di scimmie antropomorfe. — Cause della inclinazione dell'asse dei pianeti; meno Saturno. — Ragioni di codesta anomalia. — Macchie solari, ecc.