Costantino si sentiva meno oppresso, ma pieno di melanconia; cominciava a diventar anemico perchè si privava di tutto per mandare i denari a Giovanna, e mentre tutti gli altri condannati ricevevano denari, chi più chi meno, egli soltanto si privava anche dei soldi che guadagnava.

— Io non capisco, — diceva l'ex-maresciallo, — tu diventi rosso e pare che ringiovanisca; ma sei trasparente, mio caro.

Talvolta Costantino si sentiva ardere il viso e il sangue tuonargli entro il capo: poi cadeva in prostrazione e soffriva la nostalgia come neppure il primo anno l'aveva sofferta. Vedeva il grande altipiano addormentato nella quiete autunnale, giallo sotto il cielo chiaro; e le montagne battute dal tiepido sole; e sentiva la fragranza delle poche frutta e delle vigne che tardavano a maturare in quel paese di pastori e di api. Vedeva le volpi, le lepri, gli alveari, gli uccelli selvatici, i cavalli, le siepi coperte di more, tutte le cose che avevano interessato e riempito la sua infanzia infelice, ribelle, eppure rallegrata da gioie selvaggie. Ricordando lo zio, il vecchio avoltoio crudele, che l'aveva tormentato in vita, ed anche dopo morte lo tormentava così, sentiva un impeto d'odio contro il morto; poi pensava: — ora non esiste più nulla! — e si pentiva e pregava per l'anima sua.

Altri non odiava; nessuno, nessuno: neppure il vero assassino, neppure Brontu Dejas, al quale del resto non aveva ancor nulla da rimproverare; neppure il re di picche che lo martoriava continuamente. Non aveva forza di odiare. Sentiva una dolcezza triste nel sangue, come uno che sta per addormentarsi, e da questa dolcezza triste e snervata sorgeva solo un sentimento d'amore, tenero, dolce, vellutato, melanconico come il cielo d'autunno. E quel sentimento era tutto per lei, era lei. Egli pensava sempre a lei, sempre a lei, sempre a lei.

Più il tempo passava, più egli sentiva di amarla: essa era la patria lontana, la famiglia, la libertà, la vita: tutto, tutto era in lei; la speranza, la fede, la forza, la serenità, la gioia di vivere. Era l'anima sua.

Quando il crudele re di picche gli minacciava quella cosa orrenda, lo minacciava di morte. Pur di non perder Giovanna egli sarebbe rimasto volentieri quarant'anni in reclusione; e nello stesso tempo anelava la libertà appunto per non perder Giovanna.

Quell'inverno soffrì assai il freddo; aveva il volto livido, le unghie livide: nelle ore di aria si metteva al sole e batteva i denti come un vecchierello. Voleva confessarsi spesso, e diceva al giovine cappellano tutte le inquietudini che provava.

— Chi vi ha messo in testa queste idee, caro figliuolo? — chiese il confessore; e gli occhi neri lampeggiavano.

— Un mio compatriota, l'ex-maresciallo Burrai, il re di picche infine.

Che Dio te strabenediss... — mormorò il cappellano, facendosi pensieroso. Egli conosceva bene il re di picche!