Sempre per sentieri traversarono Val Citerna, e giunti sulla cima si trovarono nella via ruotabile delle Collacchie. Il Generale non si aspettava di trovare una strada simile in mezzo a quelle boscaglie, e in luoghi così disabitati, onde si fermò sorpreso, e domandò: «Dove conduce questa strada?» E il Pina rispose: «Da una parte a Follonica, e quindi a Livorno, e dall'altra a Grosseto, poi a Roma.Vi sarà il caso d'incontri?Il pericolo è ben lontano, tanto più che noi la traversiamo soltanto, ma se si presentasse il caso di esser sorpresi, state sicuro che non vi lasceremo mai in mano dei nostri nemici.» — A queste parole il Generale si rivolse commosso a Leggero, egli disse: «Vedi quali uomini fanno in questa Maremma! Se avessimo conosciuta la strada e la popolazione, era questa la via da seguire.» Voleva alludere alla ritirata da Roma; e quando lì presso vide vacche vaganti, si battè la fronte ed aggiunse: «Se avessi saputo di trovare anche il cibo per i bravi soldati, sarebbe stata questa la via!»

Traversarono in obliquo la strada, e rientrarono subito nella macchia, e quando dopo pochi passi vi si furono internati, Olivo Pina che precedeva si rivolse al Generale, e col fare sicuro di chi dice cosa ormai certa, e con frase tutta toscana, gli disse: «E ora, Generale, chi ci ha visto, ci ha visto» — volendo fare intendere che non incontrerebbero più alcuno, e se lo incontrassero guai a lui. — Intese Garibaldi, e sorridendo dette uno sguardo a Leggero, e stava in quello sguardo la più bella lode pei coraggiosi Scarlinesi.

Così percorsero Val Lunga, e giunsero sulla Collacchia, o crine del poggio, che per l'altro declive termina con Cala Martina. Fino ad ora il drappello aveva percorsi sentieri malagevoli, ma pervii, e tali da permettere il passaggio di un uomo; ma qui finiva ogni traccia di strada, e Olivo Pina si soffermò e disse: «Ora bisogna abbandonare la viottola, e traversare la macchia,» e accennò a destra. Il Generale si voltò alla parte indicata, e con sorpresa vide al di sotto il mare; — di mesta e cupa che era fino ad ora la sua fisonomia si rasserenò — la vista del mare che gli è stata sempre gradita, gli doveva essere anche più gradita ora, dacchè era per lui la tanto cercata via di salvezza. Aveva detto al Serafini: «Sul mare, una trave basta per noi due,» e queste parole che in bocca di Garibaldi non erano vana iattanza, mostravano quanta fiducia dovesse sentirsi alla vista dell'elemento suo prediletto.

Entrò pel primo Olivo nel folto del bosco, poi Garibaldi, che rompeva la macchia col petto come un vecchio cacciatore maremmano, e tutti gli altri li seguirono per la ripida discesa; così pervennero alla Via delle Costiere, in quel tratto che soprastà a Cala Martina, e traversatala, per un sentiero più ripido ancora, ma un poco più aperto, toccarono la spiaggia del mare, sboccando nella parte di mezzogiorno, ad un terzo dell'arco descritto dal piccolo seno, e percorrendone tutta la massima curva, andarono a fermarsi all'altro terzo d'arco della parte opposta, cioè di settentrione, e quivi si fermarono giudicando il luogo più riparato, e insieme più adatto all'imbarco. — Finalmente Garibaldi poteva toccare l'elemento desiderato[17].

VI
L'imbarco

l lido toscano fra Follonica e Castiglione della Pescaia è formato da una serie di cale o piccoli seni, divisi fra loro da altrettanti piccoli promontorî o punte, che vanno a terminare nel mare. E quivi, ma molto più prossima a Follonica che a Castiglione, trovasi Cala Martina[18] formata dall'insenarsi del mare, e dal protendersi in esso di Punta Martina a mezzogiorno, e di Punta Sentinella a settentrione. La sorveglianza doganale, sanitaria, ed anche politica delle coste toscane si faceva allora mercè una serie di stazioni o torri poste in modo che dall'una si vedessero i segnali che si facevano dall'altra. Stavano a custodia di ciascuna torre e del lido, cinque o sei cannonieri, che per non demeritare tal nome avevano in custodia un cannone rivolto colla sua bocca innocente verso la marina. La stazione prolungata in quei luoghi disabitati, il servizio poco militare loro affidato, e più di tutto l'azione pestifera della malaria, rendevano questi soldati tanto poco temibili, che certamente la riunione dei guardacoste di quattro torri non sarebbe bastata a stare a fronte del nostro ardito drappello, composto di uomini vigorosi, pratici della località, e capaci tutti di una sicurezza di tiro più unica che rara. Oltre i cannonieri, che dal popolo maremmano venivano chiamati in spregio «Picchiotti,» eravi un altro corpo di militi a cavallo, e si dicevano Cavalleggeri Guardacoste, i quali disimpegnavano il servizio di corrispondenza fra l'una e l'altra torre, per cui erano queste riunite fra loro da una viuzza a sterro assai ben tenuta, e che chiamavasi Via delle Costiere. Questa via è più o meno lontana dal mare a seconda dei luoghi, e nel massimo d'insenatura di Cala Martina è distante pochi metri dalla scogliera. Chi si volge in quel punto verso la Cala ha sulla destra Punta Sentinella, sulla sinistra Punta Martina. — Punta Sentinella, prolungamento e fine del monte omonimo, più breve, più bassa, più pianeggiante nel suo dorso — Punta Martina più allungata nel mare, più alta, più acuminata. — I fianchi della prima sono tagliati a picco sul mare — quelli della seconda vanno degradando per una pendice ripida e ricoperta di folto bosco. Sulla vetta di Punta Martina eravi allora una stazione o torre di cannonieri, ma di lassù non si vedeva la Cala, almeno nel luogo ove doveva avvenire l'imbarco, e Punta Sentinella, disabitata, la ricuopriva dalla vista della torre di Portiglioni. Chi scendesse poi nella Cala si troverebbe come in un anfiteatro perfettamente semicircolare, con una bocca di forse quattrocento metri, e le cui pareti da ogni parte ripide sono nude dalla parte di Punta Sentinella, rivestite a bosco dalle altre. La spiaggia è breve, in alcuni punti quasi nulla, e formata di ciottoli con poca rena ed alghe, poi vengono gli scogli di natura arenaria, che sono talora scoperti, talora sommersi dalle onde marine, a seconda dello stato di quiete, o del dominarvi dei venti.