[2] Il compagno di Garibaldi conosciuto generalmente col nome di Capitano Leggero si chiamava Leggero Cogliuoli, cosa che ho potuto accertare in diversi modi, ma specialmente per dichiarazione fattami dal signor Cammillo Serafini che possedeva il suo nome scritto in più luoghi sui libri letti dai profughi nella sua casa di San Dalmazio.

[3] L'opuscolo dell'ingegnere Enrico Sequi «In Val di Bisenzio ecc.,» mi è servito principalmente di guida in questo capitolo, e di là ho tolta la maggior parte delle notizie. La narrazione del Sequi è stata parzialmente modificata dalle dichiarazioni contenute nei due Atti pubblici sopra citati, cioè: «Atto pubblico di dichiarazione di Biagioli Ranieri fu Luigi, rogato a Cerbaia il 25 maggio 1884 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 maggio 1884;» «Atto pubblico di dichiarazione di Bardazzi Vincenzo fu Leonardo rogato a Vaiano il 25 maggio 1881 dal notaro G. B. Nistri, e registrato a Prato il 26 Maggio 1884.» Il racconto è altresì completato da alcune notizie fornite per lettera dall'ora compianto patriotta Antonio Martini di Prato, e dal signor Vincenzo Magherini farmacista a Vaiano.

[4] La donna che ospitò Garibaldi era bensì nata Bonfanti, ma unitasi in matrimonio con tale Serafino Pucci ne portava allora il cognome. F. D. Guerrazzi dettò una epigrafe che a cura di alcuni patriotti di Poggibonsi fu posta all'esterno della casa, e anche in essa la donna è chiamata Giuseppa Bonfanti, e così continueremo noi pure a chiamarla, essendo con questo nome ormai conosciuta.

[5] Il vetturino Niccola Montereggi assicura che in quel giorno vi era a Colle fiera o mercato. Abbiamo rintracciato ciò, e abbiamo saputo con certezza come la fiera annuale vi si tiene da tempo immemorabile il 17 Agosto, e il mercato si è sempre fatto in giorno di Venerdì, ma il giorno del passaggio da Colle fu invece il 27 Agosto, giorno di Lunedì, quindi non resta che a supporre lo spostamento in quell'anno della fiera, o del mercato per una qualsiasi causa eccezionale, ovvero che l'affluenza straordinaria di popolo asserita con sicurezza dal vetturino provenisse da qualche festa religiosa o reazionaria.

[6] Abbiamo voluto rintracciare con precisione il luogo ove avvenne a Colle il cambio del cavallo, e accurate informazioni ci fanno sapere essere stato ciò alla locanda di Moneta, condotta allora da Luigi Papini, la quale locanda esisteva nella casa Buccianti in via S. Jacopo, che poi si chiamò via Stefano Masson. Però i viaggiatori non entrarono nella locanda, e si trattennero nel mezzo della strada tutto il tempo che occorse al cambio del cavallo.

[7] Era necessario, per l'esattezza storica del racconto, rintracciare l'itinerario seguito nei giorni 26 e 27 Agosto 1849 dai due proscritti, tanto più che ora appunto su questo viaggio così rapido attraverso alla Toscana che potevano nascere i maggiori dubbi. È per questo che come riassunto delle ricerche più minuziose fatte in proposito, pongo qui l'intiero itinerario del Generale da Cerbaia al Bagno a Morbo colle ore approssimative dei diversi fatti.

26 Agosto. Ore 7 ant. Arrivo di Garibaldi al Molino di Cerbaia.
— Ore 8 ant. Incontro coll'ingegnere Enrico Sequi.
— Ore 9 pom. Partenza dal Molino di Cerbaia.
— Ore 10 pom. Arrivo alla Casa Bardazzi a Vaiano.
— Ore 11½ pom. Arrivo alla Madonna della Tosse.
— Ore 12 pom. Arrivo alla Stazione di Prato.
27 Agosto. Ore 2 ant. Partenza da Prato.
— Ore 8 ant. Arrivo a Poggibonsi.
— Ore 12 merid. Partenza da Poggibonsi.
— Ore 3 pom. Al quadrivio di Volterra.
— Ore 5 pom. Arrivo al podere di Prugnano.
— Ore 6 pom. Partenza dal podere di Prugnano.
— Ore 7 pom. Arrivo alla Burraia.
— Ore 9 pom. Partenza dalla Burraia.
— Ore 11 pom. Arrivo al Bagno a Morbo.

[8] Angiolo Guelfi nel Decembre 1862 faceva apporre nella camera ove riposò Garibaldi nel piano di Scarlino la seguente epigrafe dettata dall'illustre F. D. Guerrazzi, e che qui trascrivo per l'altissimo suo valore letterario, e per lo stupendo concetto che in essa è svolto, e di cui ho riportata una parte come sintesi e chiusura del presento capitolo.

BANDITO COME BELVA DA ROMA
IL DESTINATO
A TANTA PARTE DEL RISCATTO ITALIANO
GIUSEPPE GARIBALDI
QUI LA NOTTE DAL 1º AL 2 SETTEMBRE 1849 POCHE ORE POSÒ
LA NOTTE STESSA
PEDESTRE E SCORTO DA UN COMPAGNO SOLO
TRAVERSATO IL PIANO DI SCARLINO
ATTINSE LA CALA DI PUNTA MARTINA
DOVE SU DI UN BURCHIELLO
SÈ COMMISE IN BALÌA DEI VENTI
DIO
COMPASSIONANDO ALLE MISERIE NOSTRE
LO SALVÒ LO PROTESSE
QUINDI IMPARI CHI LEGGE A NON DISPERARE MAI DELLA PATRIA
ANGIOLO GUELFI
IN LAUDE DI DIO
ONORE ALLO EROE
Q. M. P.
IL GIORNO VENTESIMO QUINTO DEL MESE DI DECEMBRE 1862

[9] I fatti accennati nel presente Capitolo sono stati i più difficili a rintracciarsi, perchè avvolti più profondamente nell'oblio, come lo mostrano le notizie incerte, che quasi per incidenza si trovano su di essi nei due opuscoli Sequi e Ricciardi. Eppure dopo l'imbarco è questo il momento più importante della traversata. Dalle 2 della mattina alle 11 della sera il Generale, facendo il cambio di tre vetture, e prendendo brevi riposi, si trasferì da Prato al Bagno, passando incolume per le terre popolose della Valle dell'Elsa, e rasentando Volterra e Pomarance. Mi fu cortese di tutte le informazioni fino all'arrivo a Poggibonsi l'ora defunto patriotta Antonio Martini, ed ebbi la fortuna di rintracciare i due vetturini tuttora viventi Niccola Montereggi a Poggibonsi, e Vittore Landi detto Zizzo a Pomarance. Parlai altresì con Tommaso Pucci figlio della Giuseppa Bonfanti, dal quale ebbi sicuri particolari circa alla fermata degli esuli nella sua casa.