[10] L'opuscolo del dottor Ricciardo Ricciardi espone le principali circostanze narrate in questo capitolo. Io poi potei completarle mercè le più particolari informazioni fornitemi dal signor Odoardo Pellini, e dalla signora Ester Martini, il primo genero, e la seconda vedova del fu Girolamo Martini. In questa parte mi sono altresì venute in aiuto le reminiscenze di giovinezza, per quanto aveva io stesso sentito narrare dal padre mio Angiolo Guelfi. Era esso alieno dall'entrare in particolari del fatto, ma rammento sempre la sera stessa del suo ritorno a Laiatico ai primi di Settembre 1849, quando, nell'atto di coricarsi nella medesima camera, raccontò con entusiasmo a me, allora dodicenne, il salvamento compiuto da pochi giorni, e i particolari dei colloqui avuti col Generale, e massimamente il dono dello stile coll'invito di farglielo presentare dall'unico figlio se fossero vòlti per la patria destini migliori. — Da quella circostanza in fuori gliene ho sentito parlare raramente, come da chi avesse inteso compiere un dovere e nulla più. — Tanto è ciò vero che le altre informazioni relative alla parte presa da Angiolo Guelfi nella fortunata impresa le ho dovute raccogliere dall'egregio amico, signor Cammillo Serafini, e dai quattro Scarlinesi, segnatamente dal Pina e dall'Ornani, come più degli altri familiari di Angiolo Guelfi.

[11] L'illustre patriotta signor Cammillo Serafini, entusiasta dell'esito felice dell'impresa di cui era stato tanta parte, non curando il pericolo, conservò per i dieci anni della dominazione lorenese i preziosi documenti citati nel corso di questa storia. In una mia visita all'egregio ed onorando amico ho veduto questi documenti ingialliti dal tempo, macchiati dall'umidità, essendo essi stati per dieci anni chiusi in un tubo di latta, e sotterrati nelle grotte della Pieve presso San Dalmazio, e sono i seguenti:

1º La lettera di Angiolo Guelfi senza data, ma evidentemente scritta da Massa Marittima la mattina stessa del suo arrivo, cioè il 29 agosto, cui fa seguito una aggiunta fattavi dal signor Girolamo Martini.

2º Un piccolo pezzo di carta in cui Angiolo Guelfi di suo carattere scrisse le sole parole «Antonio Piesce» recapito fittizio per potere scrivere a lui in Maremma, dato il caso che se ne fosse presentata l'urgenza.

3º La lettera di Girolamo Martini, ugualmente senza data e senza firma, scritta la mattina del 30 agosto, nella quale dichiara di essere esso stesso all'oscuro di quanto succedeva in Maremma al Guelfi, e accennava alla speranza del suo prossimo ritorno.

4º Un autografo del Generale, che sotto il titolo di «Tentativo mineralogico» dava l'indicazione dei patriotti della Romagna ai quali poteva dirigersi il Serafini per una futura riscossa.

5º Il principio della narrazione dei fatti di Roma, scritto ugualmente di carattere del Garibaldi, e rimasto interrotto dalla venuta di Angiolo Guelfi a San Dalmazio per dare l'avviso della partenza.

6º Una lettera di Girolamo Martini senza data e senza indirizzo, colla quale rendeva noto al Serafini ed al Guelfi il buon esito del viaggio fino a Massa, e la consegna degli esuli nelle mani dei patriotti massetani.

7º La lettera di Garibaldi scritta dalla Maddalena il 20 ottobre 1849, diretta al signor Serafini, nella quale sotto colore di fare domanda circa ad un caso d'idrofobia, per la cura preventiva della quale malattia si rivolgono al signor Serafini da tutte la parti della Toscana, faceva sapere le sue nuove, e ringraziava gli amici dell'aiuto ricevuto in Toscana.

Devo alla squisita gentilezza dell'amico signor Cammillo Serafini il dono del primo di questi documenti, cioè della lettera scritta da Angiolo Guelfi al suo arrivo a Massa, quando non trovò ivi Giccamo come aveva sperato. È questo per me un preziosissimo autografo, e che mi è doppiamente caro, come quello che da un lato è prova della parte non ultima presa dal padre mio nell'impresa onoranda, e dall'altro mostra l'amicizia di cui mi onora il signor Cammillo Serafini, che con gentilezza d'animo senza pari volle donare al figlio un documento così importante scritto dal padre suo 35 anni avanti, in quali condizioni ognuno può pensarlo. Ed io ne rendo qui all'egregio donatore pubbliche e meritate grazie.