[12] Seguendo il sistema di documentare quanto più è possibile questo tratto di storia fino a qui imperfettamente conosciuta, credo bene annotare, per la sua importanza storica, l'itinerario di Angiolo Guelfi dal 28 agosto al 4 settembre, tale quale ho potuto ricostituire con certezza dalle deposizioni dei superstiti poste in confronto coi fatti che si andavano svolgendo, ed è il seguente: 28 agosto. Nelle ore del mattino si trovava alla fiera del Ponte di Ferro sul fiume Cecina, da dove partì improvvisamente per San Dalmazio, tostochè fu avvertito della presenza di due proscritti politici.

— Nelle ore della sera parlò col Generale in casa Serafini.

29 agosto. Partì nelle prime ore del mattino per Massa Marittima, e non trovandovi Giccamo continuò per Follonica; sennonchè lo incontrò alle 10 antimeridiane circa sulla via di Massa, e continuò per Scarlino, ove arrivò alle ore 12 circa. Ripartì la sera per Follonica e continuò per Massa.

30 agosto. Nelle ore della mattina tornò al Morbo.

31 agosto. Si trattenne al Morbo.

1 settembre. Ebbe avviso nella sera che tutto era pronto, e partì per San Dalmazio a portarne la notizia.

2 settembre. Dopo la notizia dell'arrivo di Garibaldi alla Pecora partì per Pisa.

3 settembre. Tornò da Pisa a San Dalmazio.

4 settembre. Andò col Serafini alla fiera del Palazzo a Travale, ove doveva incontrarsi con Olivo Pina.

[13] F. D. Guerrazzi nella sua opera Lo Assedio di Roma accenna al salvamento di Garibaldi compiuto dai patriotti toscani nel 1849, e nella prima edizione così si esprime: «Di Garibaldi note le fortune, la costanza, l'ardire, i pericoli, e i casi dolorosi. Episodi pieni di amarezza infinita della Odissea pietosissima sono le morti del Brunetti e dei suoi figliuoli, di Ugo Bassi, e della valorosa sua donna Anita, le fughe, le insidie, la ferina caccia, e l'eroico aiuto dei buoni, e per ultimo lo scampo miracoloso per virtù del Guelfi maremmano nostro, bella gloria toscana.» Livorno, 1864, pag. 876. Nelle successive edizioni, dopo le parole: «per virtù del Guelfi maremmano nostro,» aggiunge: «e di una donna, Giuseppa Bonfanti ecc.» L'eccelso scrittore fu tratto in inganno da informazioni prima incomplete, poi erronee. Non già il solo Guelfi, che pure vi ebbe splendida parte, bensì una mano di patriotti da Vaiano a Scarlino compierono il salvamento dell'Eroe, e in quanto alla Giuseppa Bonfanti di Poggibonsi, buona donna, ma inconsapevole di chi riceveva nella sua casa, essa non fece che il compito di onesta e ospitale massaia. — Questo dico al solo scopo di ristabilire i fatti nella loro storica verità.