Prima che il mar Nero fosse negato alla navigazione dei Veneziani e che l'impero di Trebisonda cadesse nelle mani di Mohammed II, gli scali della Tana e di Trebisonda erano della massima importanza: dacchè a quello concorrevano le merci dell'interno dell'Asia pel Caspio, il Volga ed il Tanai, ed a questo quelle dell'Armenia, della Georgia e della Persia. Ma dopo che le vittorie di Tamerlano, nel principio del secolo XV, deviarono il corso stabilito alle merci delle Indie, le quali ripresero l'antica strada del Mediterraneo, il commercio dell'Asia si ridusse per gran parte nella Siria.
Negli scali del mar Nero i Veneziani tenevano un console a Soldadìa prima che i Genovesi erigessero Gaffa e vi ponessero l'emporio del loro traffico[153], e si hanno notizie di consoli veneti alla Tana dall'anno 1349 al 1464, ed a Trebisonda dal 1383 al 1450.
La più antica memoria che si abbia di consoli veneti è relativa a Teofilo Zeno, bailo in Siria nel 1217, ed a Marsilio Zorzi, bailo pure in Siria nel 1243[154]; quindi si hanno notizie di baili in Acri dal 1256 al 1277, e finalmente di consoli in Siria dal 1384 al 1675 ed alla caduta della repubblica[155].
Salita la Persia ad un grado d'importanza per le vittorie di Uzunhasan, e per quelle di Ismail, che fondava la dinastia dei sufì, nella fine del secolo XV e principio del secolo XVI, il commercio dei Veneziani con quella regione si concentrò nella Siria, dacchè la conquista di Costantinopoli e la caduta dei greci imperi di Nicea e di Trebisonda avevano interdetto alla repubblica il commercio del mar Nero.
Conoscendo allora il senato di quanta importanza diveniva il negozio nella Siria, creava nell'anno 1497 il magistrato denominato Cottimo di Damasco, affinchè con particolare attenzione invigilasse alla direzione del consolato di Siria allora residente in Damasco, e suggerisse tutti i provvedimenti opportuni a sostenere quel commercio nello stato di floridezza ed a ristorarlo[156].
Molte furono le disposizioni di legge stabilite, le regole prescritte ai consoli, le cautele comandate per la esazione dei cottimi ossiano tasse pei diritti consolari, e per migliorare le coste, mantenere i fondachi e le fabbriche; le quali disposizioni andarono poi colle vicende politiche e commerciali del mondo cangiando secondo i tempi e le circostanze.
Ma la legge più importante e più singolare relativa ai consoli veneti è quella che fino dall'anno 1268[157] confermava la sapientissima pratica dei ministri veneziani all'estero e nei reggimenti, di leggere in senato, al ritorno, la relazione delle osservazioni fatte durante il loro ufficio e delle cose degne di essere riportate.
Le relazioni degli ambasciatori veneti sono ora per la maggior parte di pubblica ragione[158], e rendono testimonianza dell'alta stima in cui furono sempre e meritamente tenuti questi splendidi monumenti della nostra politica nazionale.
Di non minore importanza, certamente, sono le relazioni dei consoli, perocchè, se per avventura non raggiungono quella delle relazioni d'ambasciata, rispetto alla cognizione delle tendenze politiche e del grado di potenza degli stati, toccano colle più distinte e minute particolarità gli interessi del traffico non meno degni di considerazione.
La più antica relazione consolare che si conosca, è appunto della Siria, e fu presentata nel collegio dal bailo Marsilio Zorzi nel mese di ottobre 1243. Essa è in lingua latina, e narra la condizione dei possessi e dei privilegi veneti in Tiro, con molte curiose ed importanti particolarità. Fu pubblicata di recente nel vol. XIII delle Fontes rerum austriacarum.