I consoli dovevano dar piena esecuzione e far rispettare ed obbedire il codice della mercantile marina, le leggi generali e le disposizioni dei magistrati e degli ambasciatori e residenti alle corti, aver cura perchè fosse mantenuta la fede nei contratti, la esattezza nei pagamenti, la quiete e la libertà del commercio.

Per le spese straordinarie che occorrevano nei consolati, il console dovea convocare il Consiglio dei Dodici, col quale si stabilivano le misure necessarie, gettando una tassa sui capitali dei negozianti. Che se però le spese erano molto rilevanti, o la amministrazione consolare restava in debito, vi provvedeva il collegio dei Cottimi[160] gettando un'altra tassa sopra tutte le mercanzie; la quale ascese al 4, al 6, e talvolta perfino al 12 per % nella Siria, oltre la tassa ordinaria cui quelle erano sottoposte per i diritti consolari e pel mantenimento in Venezia della magistratura detta Cottimo di Damasco.

Sopraggiunta la lunga e fatale guerra di Candia, il vice-console nella Siria Alvise Tartarello, ripatriato nel 1648, dimostrò in senato ascendere il debito della nazione a ducati 66,652, per estinguere il quale fu imposta una tassa del 4 per %. Con questa tassa si poterono pagare durante la guerra 40 mille ducati, per modo che, succeduta la pace, il nuovo console Marco Bembo propose di saldare la residua passività del cottimo, riducendo la tassa dal 4 al 2 per %.

Ma le spese del consolato Bembo, per quanto si raccoglie dalle scritture dei capi di piazza, ascesero a reali 32 mille circa, per cui le merci furono aggravate del 10 per cento in conto di cottimo, oltre il 2 destinato all'estinzione del debito precedente, e si dovette anzi ricorrere ai negozianti per un prestito di reali 20,000.

Fu eletto poi console nella Siria Francesco Foscari; ma sempre più diminuendo il traffico dei Veneziani nell'Asia, e particolarmente colla Persia e le Indie, per le gravi cagioni enunciate più sopra, il senato deliberava a' 22 gennaio 1675 di togliere quel consolato, accompagnando con sentimento grave la notizia circa alla mancanza in quello scalo del negozio dei Veneziani, e quanto era gravosa la continuazione del consolato di Aleppo.

Accordossi allora ai pochi sudditi, che ancora negoziavano nella Sorìa e coll'Armenia e la Persia, di rivolgersi per la protezione a quei consoli di altre nazioni amiche, che essi nella specialità dei casi ritenessero migliori; ma mal volentieri tollerando i mercanti questa necessità, oltre le ristrettezze molto considerevoli dell'estenuato negozio, si astennero finalmente dallo spedire in Sorìa merce alcuna.

Laonde Andrea Benedetti, che in qualità di agente aveva sostituito l'ultimo console Foscari, dovette, per supplire alle spese, accrescere il debito della nazione veneziana e portarlo alla somma di 40 mille reali.

Offertosi poi Andrea Negri di andare in Aleppo col titolo di agente dei mercanti, e di soddisfare tutti i debiti lasciati dal Benedetti, e tutelare gli interessi dei Veneziani negli scali dell'Asia, verso la corrisponsione di una tassa del 5 per % sulle merci di ragione dei mercanti veneti che passavano in Siria, il senato accolse la proposizione ed emanò conforme decreto il 3 gennaio 1680.

Ma non bastando la preavvisata tassa, fu imposta una contribuzione fissa da 200 a 400 reali per ogni nave, secondo la grandezza, che toccasse i porti della Sorìa, e furono rimossi come inofficiosi e superflui i sette ministri del Cottimo di Damasco, destinando la tassa a loro favore, in pagamento invece dei debiti nella Siria.

Tutte queste disposizioni però non furono sufficienti, ed il Negri non avendo potuto soddisfare tutti i debiti della nazione, fu arrestato dai Turchi, ed ebbe appena la ventura di fuggire dalle loro mani, lasciando sequestrata anche la casa consolare da un Corrado Kalchebrum, mercante fiammingo.