Fu allora che Andrea Benedetti, suo predecessore nella sfortunata agenzìa di Aleppo, offerse di assumerla di nuovo, proponendo ai Cinque savi, in una sua particolareggiata scrittura [[Documento LXXVII]], i mezzi per riordinare quell'amministrazione, ristorare il commercio dei Veneziani, e mantenere il decoro della repubblica.

Il senato aderì a questa proposizione; e le saggie misure prese dal Benedetti, il progetto di riaprire una comunicazione colla Persia e colle Indie, i trattati di Pietro il Grande colla Persia, e l'essere stato schiuso il mar Nero alla navigazione dei Veneziani, fecero sorgere più che mai vive le speranze di riattivare sulle coste dell'Asia e del mar Nero il commercio persiano. Laonde i savi proposero la ristorazione del consolato di Aleppo [[Documento LXXVIII]], che fu ordinata col decreto 29 dicembre 1762 [[Documento LXXIX]], e durò fino alla caduta della repubblica.


APPENDICE


Dei Viaggiatori veneziani in Persia
e delle venete Descrizioni edite ed inedite
di quella regione.

Quantunque intorno ai viaggiatori veneziani in generale abbiano trattato lo Zurla, il Morelli, il Filiasi, il Foscarini, e da ultimo il Lazari, reputasi conveniente, in appendice al presente studio storico, di riportare quelle notizie particolari e quei nuovi documenti che si poterono raccogliere e si riferiscono a viaggiatori veneziani nella Persia, ed a venete relazioni di quella regione.

La conquista di Costantinopoli (1201) avea dato un impulso gigantesco alla potenza commerciale dei Veneziani. Le loro navi cercavano nei porti del mar Nero, della Siria e dell'Egitto i preziosi prodotti dell'oriente; ma non si ha memoria di alcuno che siasi allora addentrato nelle regioni interne dell'Asia, che abbia osato di tentare peregrinazioni per quelle remote contrade, che erano involte nella più fitta caligine, durante l'impero degli Arabi.

I primi che intrapresero viaggi per l'interno dell'Asia furono i veneziani Matteo e Nicolò Polo, i quali mossero nell'anno 1250, al tempo di Baldovino imperatore, da Costantinopoli, e inoltratisi nel mar Nero sbarcarono nel porto di Soldadìa vicino a Caffa, e proseguendo il loro cammino per terra nella Cumania verso Derbent, via che facevano i popoli circassi per andare in Persia, passarono il Tigri ed il Deserto fino a che giunsero nella residenza del gran khan dei Tartari. Ritornati quindi a Venezia dopo un così lungo e straordinario viaggio, essi trovarono il nipote Marco, il quale invaghitosi dalle meravigliose descrizioni che gli zii facevano dei luoghi visitati nell'Asia, li pregò di condurlo seco loro nella seconda spedizione in Tartarìa, dove avevano promesso al gran khan di recarsi di nuovo.